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14.3.06

“Teologia della liberazione” di Gustavo Gutierrez

di Marco Apolloni

Gutierrez è un marxista? Forse, se consideriamo la sua “teologia della storia” come qualcosa che cerca di trasformare la società. Ma, in effetti, questa ipotesi non regge completamente. Gutierrez ha un differente approccio, più spiccatamente idealista, rispetto alla ben più realista filosofia marxiana.
Tuttavia, preferiamo non esprimerci subito su questi due diversi aspetti e intendiamo pertanto procedere per gradi, elaborando entrambe le ipotesi…

Prima ipotesi: Gutierrez è un marxista?

Gutierrez scrive:

Questo libro è un tentativo di riflessione, basata sul vangelo e sulle esperienze di uomini e donne impegnati nel processo di liberazione della terra, oppressa e sfruttata, dell’America Latina. È una riflessione teologica, nata dall’esperienza di sforzi comuni per abolire l’ingiusta situazione corrente e per costruire una società diversa, più libera e più umana.

Per comprendere meglio quanto appena affermato da Gutierrez, occorre analizzare un aspetto nascosto della Chiesa latino-americana, ovvero la sua corruzione e la povertà intrinseca, esaminando anche lo sporco e oscuro potere dei suoi governi nazionali.
La situazione di povertà nell’America Latina è veramente drammatica. Lo schema che segue mostra con chiarezza il livello di disuguaglianza che vige nella suddetta società: élite 5%; ceto medio 10%; ceto povero 85 %. A fronte di questi dati, risulta chiaro ammettere che, prima di una totale trasformazione della società, la popolazione latino-americana necessita più che altro di una trasformazione radicale della sua chiesa, corrotta.
Al riguardo, la cinematografia internazionale offre un bellissimo film diretto dal regista brasiliano Walter Salles e intitolato “I diari della motocicletta”. La pellicola racconta la vera storia del noto rivoluzionario argentino, Ernesto “Che” Guevara, prima che diventasse l’uomo-simbolo della rivoluzione cubana condotta da Fidel Castro. Nello specifico, la suddetta opera cinematografica è estremamente interessante perché narra il viaggio mistico del “Che” attraverso l’America Latina, in cui egli vide il grado di eccezionale povertà in cui versava tale popolazione. Ma più di tutto, intravide la fiamma lucente della rivoluzione ardere dentro le pupille scintillanti di questa gente. Non a caso, l’esclamazione finale che Ernesto rivolge ad Alberto Granado, suo fedele amico nonché compagno di quel memorabile viaggio avventuroso, fu: «C’è troppa ingiustizia a questo mondo».
A tal proposito, si può riprendere la seguente osservazione di Gutierrez:

In un continente come l’America Latina non si ha a che fare con dei non-credenti, bensì con delle non-persone. […] Perciò la questione non sarà come parlare di Dio in un mondo adulto, bensì come annunciarlo, in quanto Padre, in un mondo non-umano.

Un’altra tesi indiretta, che ci porta a definire Gutierrez un marxista, è legata al fatto che nel pensiero moderno non possiamo parlare di una dottrina specifica senza tenere conto del fenomeno culturale marxista.
Già altri pensatori, infatti, su tutti lo spiritualista Henri Bergson (teorico della “evoluzione creatrice”), possono venire collocati in quest’orbita marxista. Non a caso il grande pensatore italiano Antonio Gramsci concepì l’evoluzione creatrice bergsoniana come qualcosa di inscindibile dall’anello storico mancante del marxismo.
Esiste anche un illuminante poema, nel quale l’anima viene unita alla materia. Stiamo parlando di “Foglie d’Erba”, scritto dal famoso autore americano Walt Whitman, influenzato dalla lettura delle Sacre Scritture:

Farò i poemi della materia, poiché credo che siano i più spirituali poemi, e farò i poemi del mio corpo e della mortalità, poiché credo che così otterrò i poemi dell’immortalità e dell’anima.

Di conseguenza, se per Whitman è possibile unire questi due estremi opposti, perchè considerarlo inammissibile nel caso di Gutierrez? Il teologo peruviano, infatti, traspone il messaggio evangelico nella quotidiana situazione di oppressione dei popoli latino-americani. Quindi le sue argomentazioni riescono nel difficile intento – troppo spesso mancato dalla Chiesa ufficiale romana – di portare esempi concreti per combattere la povertà dilagante nello sfruttato continente sudamericano.

Come già espresso, la nostra intenzione è quella di indagare le invisibili connessioni fra la Moderna Teologia e il Marxismo, perché ciascuno è basilare per la sussistenza dell’altro. Infatti, mentre la prima intende studiare e possibilmente capire lo spirito assoluto, la seconda invece cerca di approfondire la materia assoluta. Questa è la loro principale ed essenziale distinzione.
Per usare le stesse parole di Gutierrez:

La teologia contemporanea in effetti si trova nel confronto diretto e fruttuoso con il marxismo e ciò è in larga misura dovuto all’influenza marxiana, secondo la quale il pensiero teologico, che cerca le proprie fonti, ha cominciato a riflettere sul significato della trasformazione di questo mondo e dell’azione umana nella storia.

Se leggiamo con attenzione il pensiero sopra citato, possiamo riconoscere che Gutierrez per molti aspetti viaggia sulla stessa lunghezza d’onda della weltanschuung marxista.
In un mondo moderno dove molti valori sono stati dimenticati, dunque, la metafora più appropriata corrisponde all’immagine evocata dal poeta Thomas Sterns Eliot nel suo capolavoro “La terra desolata”, che descrive un mondo privato dell’essenziale senso del sacro e in cui ogni cosa sembra ammessa.
In quest’opera vengono riscoperti molti preziosi valori religiosi che, anche per un ateo pensatore umanista, possono rappresentare un elemento indiscutibilmente prezioso. Parliamo anche di non-credenti perché pensiamo che chiunque creda, se non in Dio, almeno in una vita religiosa. Del resto, che cos’è la vita se non un misterioso dono, datoci dall’invisibile potere che governa le nostre esistenze, quale il Fato per gli antichi Greci o Dio per la teologia cristiana? A differenza delle filosofie neo-positiviste, noi crediamo nel progresso scientifico, indispensabile per uno corretto sviluppo del genere umano; ma non crediamo altresì in una scienza senza etica, necessaria per vivere in pienezza e in tranquillità le nostre responsabilità, in quanto uomini. Per questo motivo è importante credere in un’etica, cristiana o marxista che sia, per avere comunque qualche fondamento spirituale che guidi le nostre esistenze. Per quel che può valere, noi crediamo che un certo materialismo sia niente meno che uno spiritualismo sotterraneo. Ne è un esempio il sopra citato Walt Whitman.

Per capire meglio, ora, i collegamenti esistenti fra la filosofia di Marx e la teologia di Gutierrez, occorre però indagare anche il concetto marxiano di “escatologia”, che prevede una visione finalistica della storia, derivante dagli sviluppi della lotta di classe. È possibile paragonare infatti la redenzione cristiana del genere umano, nella storia, al sopra citato concetto escatologico.
Secondo la concezione messianica benjaminiana, vi è un Messia che infrange il continuum della storia, oltrepassando così le barriere dell’eterno ritorno dell’uguale nietzschiano ma prima di tutto cristiano. Basti pensare all’anomala filosofia di Basilide d’Alessandria, pensatore gnostico sconosciuto ai più. Il Messia, secondo la visione di Benjamin, è la figura catalizzatrice della lotta di classe; infatti, è proprio colui il quale permetterà l’insperata redenzione degli oppressi sugli oppressori. Le rivoluzioni per questo sono il “balzo di tigre” nonché il “freno d’emergenza” azionato per arrestare il cammino verso lo sfacelo della locomotiva umana. L’attimo in cui viene infranto il continuum della storia corrisponde al momento di avveramento della prassi marxiana, che da mera teoria si tramuta in pura azione.
Crediamo, quindi, che sia necessario costruire daccapo le fondamenta dell’intero apparato sociale, a fronte di un fattore basilare: se sei povero, assetato e affamato, puoi rubare e uccidere soltanto per un pezzo di pane o di carne. Infatti la povertà, in un certo senso, implica necessariamente la criminalità, e viceversa.
Sempre in merito al concetto di prassi, per dirlo con Gramsci, non conta tanto la sua definizione quanto il suo processo. Per capirci meglio, occorre comprendere il complesso e reversibile meccanismo della storia umana. Infatti, non dimentichiamoci che Marx è stato il degno continuatore del pensiero di Hegel ed ha ereditato da lui alcune importanti idee, tra cui il ruolo della storia sull’agire umano.
Lo storicismo hegeliano, però, con lui è diventato materialismo storico: in questo Marx fu ispirato dall’altro suo maestro, Feuerbach, autore controverso de “L’essenza del Cristianesimo”, un libro che mise a nudo un certo cristianesimo snaturato.
Nell’articolo “Per la critica della filosofia del diritto di Hegel”, Marx sostiene:

L’uomo crea la religione, non la religione l’uomo.

Qui e in altri scritti lui si distacca dalle tenui argomentazioni contro la religione cristiana adoperate da Feuerbach, accusato di non aver risolto la questione religiosa e – addirittura – di aver fatto sfociare la sua filosofia nella religione stessa. Il materialismo di Feuerbach viene amplificato all’ennesima potenza da Marx, la cui filosofia si propone di cambiare la società, con la discesa in campo dei filosofi nelle questioni concrete riguardanti il genere umano.
A conferma di quanto appena detto, nell’Undicesima Tesi su Feuerbach, Marx recita: «I filosofi hanno soltanto provato a capire il mondo; ora, però, occorre cambiarlo». Attraverso un messaggio “subliminale”, l’autore vuole comunicarci che è giunto il tempo dei cambiamenti: un tempo in cui tutto può diventare possibile; un tempo in cui i filosofi devono prendere parte al gioco e non solo osservarlo impassibili, magari cercando anche di lottare per raggiungere la vittoria.
Ritornando alla visione messianica, esiste l’ulteriore rischio di incorrere in terribili episodi sanguinari, quale fu il nazismo hitleriano che causò l’immane sciagura dell’Olocausto, in cui morirono milioni di persone: non solo ebrei, ma anche altre minoranze, come zingari, oppositori politici, handicappati e omosessuali.

Fra la concezione marxista della storia e quella esposta da Gutierrez esistono altri evidenti parallelismi, come in questo caso:

Riflettere (teologicamente) sulle basi della prassi storica della liberazione […] significa riflettere guardando all’azione che trasforma il presente. Ma non significa fare questo da una poltrona; piuttosto significa ricercare le radici in cui pulsa il battito della storia e illuminare la storia con le parole del Signore della Storia, che irreversibilmente è impegnato per condurre l’umanità verso il proprio adempimento.

E di nuovo Gutierrez:

Il Peccato compare, quindi, come l’alienazione fondamentale, la radice della situazione dell’ingiustizia e dello sfruttamento.

Il “peccato” è un impedimento per ottenere la vita eterna. Ma che cos’è esattamente la vita presente, se non un tipo di qualificazione ulteriore per la vita futura?
La Salvezza comincia proprio con la Creazione – sinonimo curioso con cui Gutierrez chiama la prassi marxiana –, ovvero la ri-costruzione di un mondo nuovo e possibilmente migliore. Ciò giustifica il collegamento intrinseco che esiste per Gutierrez fra il concetto di Salvezza e quello di Creazione, o meglio di Ri-Creazione; ma per ri-creare qualcosa occorre un’azione immediata, che attui il concetto cruciale di prassi.
A tal proposito, Gutierrez sostiene:

La salvezza non è qualcosa di sopramondano, rispetto a cui la vita attuale è soltanto una prova. La salvezza – la comunione degli esseri umani con Dio e con se stessi – è qualcosa che abbraccia tutta la realtà umana, la trasforma e la conduce alla relativa pienezza in Cristo.

La cosiddetta “teologia dell’evento” – o degli “atti della liberazione” – di Gutierrez è basata su questi due fondamentali presupposti teologici: il primo consiste nella singola vocazione alla Salvezza, secondo cui tutta la vita umana ha dei valori religiosi; il secondo consiste nella Salvezza stessa, che incorre direttamente nella Storia.
La priorità della prassi è un’idea cruciale nella filosofia di Marx così come nella teologia di Gutierrez. In questo senso l’irruzione dei poveri nella storia, predetta in tempi non sospetti dal filosofo tedesco, è stata una sorta di teologia dei “segni dei tempi” – così definita da Giovani XXIII e dal Consiglio Vaticano II –, significante la richiesta indispensabile della gente per soddisfare i propri bisogni basilari. La prassi della liberazione per Gutierrez significa: scuole, acqua pulita, sindacati, riforme agrarie, eccetera… Poiché, infatti, la trasformazione radicale della società implica che dobbiamo concretizzare le nostre vite a immagine e somiglianza dei nostri sogni.
Infatti, come disse il poeta beat Delmore Schwartz: «Nei sogni cominciano le responsabilità». Se combattiamo uniti per i nostri sogni, forse abbiamo qualche possibilità di creare e, allo stesso tempo, di salvare il nostro oppresso mondo, troppo spesso sottovalutato e trascurato.
Esiste anche un fantastico libro del filosofo tedesco Hans Jonas, intitolato “Il principio della responsabilità”, che tratta questo delicato argomento ed è un ottimo spunto per l’acquisizione della coscienza individuale, fondamentale per la vita quotidiana del singolo.
In merito alla liberazione, poi, Gutierrez afferma:

[…] La liberazione umana e lo sviluppo del regno sono entrambi orientati verso la completa comunione degli esseri umani, con Dio e con se stessi. Essi hanno lo stesso obiettivo, ma non seguono strade parallele e neppure convergenti. Lo sviluppo del regno è un processo che si presenta storicamente nella liberazione, nella misura in cui liberazione significa un adempimento umano più grande. Inoltre, possiamo dire che l’evento storico e politico della liberazione segna lo sviluppo del regno, non di tutta la salvezza.

Non sappiamo se nel suo lavoro Gutierrez sia colpevole o meno di far confluire il Regno di Dio in quello dell’azione umana. Ma la vera questione è riuscire a capire se la lotta per questo mondo prepari o no il terreno per il superiore messianico avvento del Regno dei Cieli. Teologicamente è giusto combattere: prima per guadagnarsi un posto nel mondo, poi per conquistare la propria salvezza celeste. In questo senso, se la teologia e la filosofia cominciassero a combattere unite per rendere migliore questo mondo, ciò sarebbe un buon segno per l’intero genere umano. O se non altro, esse potrebbero collaborare alla costruzione della “società perfetta” marxiana: più giusta, equanime e dignitosa per tutte le persone.
Perciò pensiamo che non sia così importante se alcuni pensatori marxisti, diversamente dalla teologia, non credono in un altro mondo metafisico. Purché però, nel frattempo, essi combattano tenacemente per questo mondo fisico, contro le differenze e contro le ingiustizie sociali. Ma la cosa più importante è che questi pensatori siano convinti delle infinite possibilità di miglioramento della propria perfettibile società.
Redenzione o lotta di classe: dunque, qual è la differenza? Noi non riusciamo a intravedere alcuna discrepanza effettiva, poiché infatti i loro scopi sono pressoché identici.

Seconda ipotesi: Gutierrez non è un marxista?

È impensabile non tener conto del fatto che Marx è essenzialmente un pensatore ateo, realista. Di conseguenza, nella sua visione, la natura divina è assolutamente assente, poiché per lui la dottrina religiosa si fonda tutta nella natura umana: per questo motivo, quando parliamo di dottrina marxista potremmo benissimo definirla una sorta di nuovo umanesimo.
In una famosa affermazione, Karl Barth dichiara: «L’uomo è la misura di tutte le cose, dacché Dio si è fatto uomo». Secondo la filosofia marxiana ciò è del tutto insussistente, perché la resurrezione di Gesù Cristo non è un processo che può essere storicamente dimostrato.
Credere o non credere a Cristo come un’entità ultraterrena è solamente “un atto di fede”. Infatti chi era Gesù se non un profeta, un uomo, con grandi ideali e un combattente per la nobile causa dell’umanità, morto per questo sulla croce?
A differenza del realismo marxiano, Gutierrez invece difende la sua posizione ecclesiastica e crede fermamente in Cristo in quanto divinità.

Oltre a ciò, esiste un secondo motivo per definire Gutierrez un pensatore non-marxista.
Ne “L’ideologia tedesca”, Marx scrive:

Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza.

Non crediamo che Gutierrez possa acconsentire completamente a tale presupposto: ovvero, che il cervello sia il vero luogo in cui risiede l’anima e che entrambi, allora, corrispondano allo stesso materiale organico umano. Per il teologo, infatti, la vita partecipa al rafforzamento della coscienza.
Quanto affermiamo è abbastanza intuitivo, leggendo il seguente passaggio tratto da “Teologia della liberazione”:

La liberazione dell’Egitto, collegata e coincidente con la creazione, aggiunge un elemento di importanza capitale: il bisogno ed il posto di partecipazione attiva umana nella costruzione della società assume il suo destino nella storia, e così il genere umano forgia se stesso.

In seguito, il teologo peruviano si sofferma sul fatto che l’uomo non è solo ma è compartecipe della natura divina nella sua propria creazione. Diversamente per Marx, l’uomo è il solo e unico artefice di se stesso.
Oltre a ciò, però, c’è un altro motivo che ci impedisce di definire Gutierrez un “marxista ortodosso”. L’idealismo di un teologo, qual è lui, è lontano anni luce dal realismo pragmatico della filosofia di Marx, il quale si è più volte espresso con toni sprezzanti sull’idealismo.
Perciò, a ben guardare, se consideriamo questa loro indiscutibile diversità di fondo, non potremmo definire Gutierrez un marxista. Tuttavia la forte portata innovatrice della sua “teologia della liberazione” – tralasciando alcuni dettagli meramente dottrinari – è indubbiamente influenzata dal pensiero di Marx e ripropone infatti, seppur in chiave teologica, delle importanti acquisizioni filosofiche marxiane. Perciò, ammettendo il paragone tra un’idealista-teologo e un realista-filosofo, allora sì potremmo dire che Gutierrez sia il massimo paladino di una certa, per così dire, “teologia marxista”…


(Questo scritto è stato originariamente compilato in lingua inglese, dunque, qui si è voluto opportunamente evitare d’infarcire il testo, con inesatte indicazioni bibliografiche e altrettanto inesatti riferimenti a piè pagina).

3.3.06

"Donnie Darko" e La filosofia dei viaggi nel tempo

di Marco Apolloni
Sinossi del libro introvabile: La filosofia dei viaggi nel tempo

L’Universo Primario è in serio pericolo. Una serie di calamità (guerre, epidemie e disastri) lo stanno minacciando. Nessuno potrà scampare alla morte. La Quarta Dimensione è ancorata saldamente; sebbene, però, non sia “impenetrabile”. Quando si corrode il suo “tessuto connettivo” gli incidenti diventano particolarmente rari. In caso sopravvenisse un Universo Tangente esso sarebbe instabile e durerebbe solo poche settimane. Nell’eventualità in cui ciò avvenisse il collasso dell’Universo Primario sarebbe inevitabile ed un Buco Nero inghiottirebbe tutto l’esistente.
Acqua e Metallo sono elementi basilari dei Viaggi nel Tempo. L’Acqua funge da barriera per la costruzione dei Portali Temporali e viene, inoltre, utilizzata come passaggio dagli Universi al Vortice Tangente. Il Metallo, invece, è l’elemento transitorio per la costruzione dei Vascelli Artefatti.
In caso sopraggiungesse l’Universo Tangente coloro i quali vivessero nelle prossimità del Vortice si ritroverebbero nell’epicentro dell’insidioso mondo nuovo. Gli Artefatti sono il primo segnale allarmante che un Universo Tangente si è materializzato. Se l’Artefatto sopravvenisse, il Vivente lo recupererebbe con grande curiosità e interesse. Alcuni esempi di Artefatti possono essere una punta di freccia di un’antica civiltà Maia oppure una spada di metallo del Medioevo. Gli Artefatti sono spesso riconducibili ad una Iconografia religiosa. La loro apparizione sulla Terra sembrerebbe contravvenire qualunque spiegazione logica. Volendo si potrebbe addurre un'unica spiegazione logicamente accettabile, per quanto paradossale: l’Intervento Divino.
Costui viene appositamente scelto per ricondurre l’Artefatto nella posizione giusta per il suo Viaggio di Ritorno all’Universo Primario. Nessuno è in grado di sapere in base a quale criterio il Ricevitore verrà scelto. Questi sarà in pieno possesso dei poteri della Quarta Dimensione, che inducono maggior vigore, tele-cinesi, auto-controllo mentale e capacità d’evocazione del fuoco e dell’acqua. Inoltre il Ricevitore Vivente è continuamente tormentato da visioni, allucinazioni uditive e sogni spaventosi durante il suo periodo di permanenza all’interno dell’Universo Tangente. I Manipolati, ovvero coloro i quali si troveranno a stretto contatto con lui, ne proveranno paura e disgusto, e cercheranno in tutti i modi d’annientarlo.
Costoro sono le persone vicine e amiche del Ricevitore Vivente. Essi sono inclini a comportamenti del tutto irragionevoli divenendo a volte estremamente bizzarri e anche violenti. Il loro infelice compito è quello d’assistere impassibili il Ricevitore Vivente riportare l’Artefatto all’Universo Primario. Infine i Manipolati Viventi faranno tutto ciò che è in loro potere per non venire inghiottiti dal vortice dell'Oblio.
I Manipolati Morti sono, altresì, più potenti del Ricevitore Vivente. Infatti se una persona muore nell’Universo Tangente è ciononostante in grado di poter contattare il Ricevitore Vivente mediante il Costrutto della Quarta Dimensione (vale a dire un oggetto misterioso contenuto nella cassa toracica del Ricevitore Vivente che lo guida nelle mani del Manipolato Morto). Esso si compone sostanzialmente di Acqua. I Manipolati Morti prepareranno delle Trappole di Sicurezza per far sì che il Ricevitore Vivente riporti indietro l’Artefatto senza spiacevoli inconvenienti. Se tali Trappole di Sicurezza riusciranno nel loro intento, il Ricevitore Vivente usando i Poteri della Quarta Dimensione spedirà, pertanto, l’Artefatto nell’Universo Primario prima che il Buco Nero collassi su se stesso inghiottendo tutto e tutti.
Nel momento del totale risveglio dal loro Viaggio nell’Universo Tangente i Manipolati sono spesso confusi e assillati dall’esperienza – per così dire – “virtuale” da loro vissuta. Tuttavia molti di loro non ricorderanno nulla. Quelli che ricorderanno verranno sopraffatti da un viscerale rimorso per le azioni compiute durante il Viaggio e seppellite nei loro Sogni, ossia tutto quel che rimane del mondo sommerso è la sola evidenza fisica seppellita dell’Artefatto stesso. Un antico mito racconta di un Guerriero Maia trafitto da una punta di freccia caduta da una scogliera dove non vi erano appostati degli Eserciti e dunque nessun nemico che avesse potuto ucciderlo. Stesso dicasi per un Cavaliere Medievale, inspiegabilmente infilzato da una spada che non era stata ancora costruita. Fermo restando la loro apparente incomprensibilità: queste avvenimenti devono pur essersi verificati per qualche insondabile ragione…
***
Perché l’Universo sta per finire e cosa può fare Donnie per impedire che ciò avvenga? La teoria qui proposta è molto interessante. A causa di un “paradosso temporale”; il motore a propulsione o Artefatto proveniente dal futuro (28 giorni dopo) irrompe nell’Universo Primario. Ciò scaturirà l’immediata formazione di un Universo Tangente che collasserà proprio quando si allineerà con l’Universo Primario.
L’Universo Tangente si origina con l’entrata in scena del motore a propulsione. Il compito di Donnie, con l’aiuto di Frank – l’uomo mascherato da coniglio –, sarà quello di dare una motivazione valida per la presenza dell’Artefatto nell’istante della sua caduta. Si presuppone che questi vi riesca attraverso la tele-cinesi e il suo potere di generare l’acqua (Quarta Dimensione) grazie alle sue doti di Ricevente Vivente.
A questo punto la domanda sorge spontanea: “È in grado Donnie di viaggiare nel tempo?” La risposta è: “No!” La sua sola funzione è quella di modificarlo, rispedendo al mittente il motore a propulsione, l’unico oggetto ad aver effettivamente viaggiato nel tempo.1
Donnie Darko (2001)

Un fantomatico libro intitolato La filosofia dei viaggi nel tempo (non si sa se questo libro esista davvero o sia una leggenda metropolitana, diffusasi grazie ad un passaparola generale) è il motivo ispiratore di questa pellicola visionaria, diretta dal regista esordiente Richard Kelly. L'autrice del libro è una suora con un passato da scienziata, soprannominata Nonna Morte. Il suo alias è dovuto alla sua tendenza suicida ad attraversare, senza guardare eventuali macchine in arrivo, il vialetto di casa sua per andare a controllare la cassetta della posta sempre desolatamente vuota – un giorno, però, le arriverà una misteriosa lettera di spiegazione di Donnie, che darà un senso all’intera vicenda. Il protagonista del film è per l'appunto Donnie, adolescente problematico che soffre di stati allucinatori. Lui sarebbe il Ricevitore Vivente citato nel libro della suora Roberta Sparrow, vale a dire Nonna Morte.
Una notte Donnie, sonnambulo, viene turbato dall’apparizione di uno strano essere mascherato da coniglio che lo invita a seguirlo fuori dalla propria stanza in un deserto campo da golf. Qui l'uomo-coniglio gli fa una scioccante rivelazione: «Ventotto giorni, sei ore, quarantadue minuti, dodici secondi. È allora che il mondo finirà!». In realtà il coniglio altri non è che il fidanzato di sua sorella Elizabeth Darko. Frank – questo il vero nome di chi sta dietro la maschera – rappresenta il Manipolato Morto proveniente da un’altra dimensione, più precisamente dal futuro dell’Universo Tangente, che sospenderà temporaneamente la morte di Donnie – la sua sorte infatti è segnata a causa dell’Artefatto: Donnie morirà schiacciato da un motore a propulsione precipitato da un aereo, non si sa bene in quali oscure circostanze. Le rivelazioni a cui giunge Donnie Darko lo portano a vedere più chiaramente la veridicità dei suoi stati allucinatori e lo obbligano nel finale ad un sacrificio ingiusto quanto inevitabile – per evitare la morte di sua madre e della sua sorellina in un tragico incidente aereo, nell’Universo Tangente.
In un intenso dialogo, Gretchen – la ragazza di cui Donnie s'innamora – dice all'eroe: «Alcuni nascono con la tragedia nel sangue». E tra questi vi è senz'altro Donnie. Quest'affermazione fa maturare in lui la convinzione che ci può essere un modo alternativo di morire, immolandosi per le persone che si amano. La sua smania giovanile di distruzione e di anarchia, dettata sostanzialmente dalla perenne condizione d'insoddisfazione propria di qualsiasi adolescente disagiato ed incompreso, si placa nell'accettazione attiva della sua predestinazione: Donnie infatti è predestinato a morire nella sua camera quel fatidico 2 ottobre. Proprio per questo, alla fine lui non fugge dinnanzi all'Ineluttabile costituito dalla sua stessa morte – che è inutile evitare, poiché altrimenti innescherà delle catastrofiche e irreversibili reazioni-a-catena. Lui, con gli occhi di chi ha già raggiunto il suo personale paradiso interiore, riderà sopra alla sua tragica sorte poiché si renderà conto di aver trovato la risposta tanto attesa al dilemma esistenziale, a proposito del «morire soli». Tutti moriamo soli, è vero, ma almeno Donnie con il suo gesto coraggioso sarà riuscito a morire per gli altri, dando perciò un qualche senso alla sua altrimenti insensata esistenza.
Estremamente significativa è la sequenza finale del film, dove si vede scorrere la carrellata di tutti i vari personaggi – i Manipolati Viventi – entrati in contatto con Donnie. Essi, al loro risveglio dall’onirico Viaggio compiuto sub-coscientemente nell’Universo Tangente, hanno solo dei vaghi ricordi. Infatti solo nei loro Sogni si ricorderanno di alcuni spezzoni vissuti nell'altro Universo. Emblematica è la scena finale dove Rosa Darko (madre di Donnie) e Gretchen (ragazza di Donnie nell’Universo Tangente), pur non essendosi conosciute realmente (bensì solo virtualmente), hanno un déjà vu abbozzato sotto forma di un involontario saluto.
Oltre all'interesse suscitato dal tema centrale, cioè i viaggi nel tempo, il contribuito più importante dato al successo di questa pellicola è l'affresco veritiero di un'epoca – gli anni '80 – in cui la vicenda di Donnie viene narrata. La “nota” – è proprio il caso di dire – più anni '80 del film riguarda la stupenda colonna sonora. A cominciare dalla suadente Love will never tear us apart, passando poi per la galattica Under the milky way tonight e chiudendo con la mielata title-track Mad world. Inoltre sembrerebbero esserci tutti gli ingredienti giusti per uno school-movie coi fiocchi: Donnie è un ragazzo incompreso, che mostra i sintomi di una grave schizofrenia, alle prese con la sua prima cotta adolescenziale e per di più con dei super-poteri che lo fanno rassomigliare ad uno di quei super-eroi della Marvel & Comics – da Superman a Spiderman. L'unico punto del copione che si distacca dalla materia fumettistica è il finale: a differenza dei super-eroi della Marvel, che finiscono le loro eroiche prodezze tutt'al più con solo qualche graffio, Donnie invece per salvare il mondo deve sacrificarsi per intero. In definitiva Kelly, pur adoperando gli ingredienti dei fumetti, per distinguersi riesce ad aggiungere alla sua storia quel tocco finale messianico e sacrificale. Infatti è solo mediante il sacrificio del Messia-Donnie che verrà ristabilito il paradosso temporale, scongiurando così un finale altresì apocalittico. Alla fine, dunque, il messianismo trionferà sul meccanicismo...

Oltre il «paradosso del nonno», la prospettiva di David Deutsch, studioso di computazione quantistica

Nella sezione dedicata ai Viaggi nel tempo del suo saggio La trama della realtà 2 l’autore ad un certo punto introduce come obiezione logica più problematica alla realizzazione dei viaggi nel tempo – almeno su un piano virtuale – il «paradosso del nonno», ovvero quando si utilizza il Viaggio nel tempo per tornare indietro ed uccidere il proprio nonno. Ammesso che lo si uccidesse, ecco qua che si manifesterebbe appunto il suddetto paradosso, e cioè: come avrebbe potuto il nonno avere figli e quindi nipoti? Occorre precisare che per l’autore del libro la concezione classica del tempo non costituisce una difficoltà invalicabile. È come se il passato fosse una mera teoria. Per Deutsch, arrivato alle estreme conseguenze del suo pensiero, neanche il passato è definitivo. (Dicasi Onnipotenza della meccanica quantistica!) Comunque sia, lo stesso Deutsch crede che il tempo non scorra. Ossia:
Gli altri momenti del tempo sono soltanto casi speciali di altri universi 3
Niente di più lontano dalle teorie del flusso del tempo, ossia uno stravagante moto del tempo verso il futuro o ancor più stravagante moto della coscienza da un istante all’altro, che hanno visto nel filosofo francese spiritualista Henri Bergson il suo esponente di spicco. Ritornando a Deutsch, il suo interrogativo è: se i viaggi nel tempo fossero logicamente impossibili, non si potrebbe neanche riuscire a rappresentarli nella realtà virtuale. Citiamo dal testo:
Il principio di Turing afferma che si può costruire un generatore universale di realtà virtuale e che lo si può programmare per fargli simulare qualsiasi ambiente fisicamente possibile; in particolare, quindi, qualsiasi ambiente che sia fisicamente esistito 4.
Di fatto il passato è un ambiente fisico che, volendo, potrebbe benissimo venire ricreato. Dunque secondo il principio di Turing e del suo «generatore di realtà virtuale» viaggiare nel tempo sarebbe logicamente possibile. Dopodiché da qui a predirne l’attuabilità troppo ce ne vuole – esso rimane solo un irremovibile punto di partenza. Il generatore, infatti, può predire tutte le varie situazioni che si possono verificare in un dato ambiente passato. Precisando che le istantanee sono un universo visto in un determinato frangente, sentiamo come prosegue il sottile ragionamento di Deutsch:
Sappiamo che le istantanee che si schierano approssimativamente in un’unica sequenza temporale nella nostra esperienza quotidiana di fatto sono universi paralleli. Di solito non facciamo esperienza di più universi nello stesso tempo, ma abbiamo ragione per credere ch’esistano anch’essi 5.
Tale convinzione affermerebbe l’esistenza implicita di Infiniti Universi Paralleli tanti quante sono le istantanee. Ciò ha un precedente nella concezione leibniziana dei «mondi possibili». Le istanze potrebbero essere tante e a seconda di quale «porta girevole» – il riferimento al film Sliding Doors non è del tutto casuale – s’imbocchi potrebbe esserci uno svolgimento totalmente differente della propria vita. Oltre a quello del nonno si possono presentare svariati altri paradossi, fra i quali il «paradosso della conoscenza». Preso sul serio dal filosofo Micheal Dummett. Questi pone il caso che si è dei grandi appassionati di Dante Alighieri e si riesce a raggiungere nel passato il sommo poeta, dove per una coincidenza fortuita l’immortale autore della Divina Commedia viene meno all'improvviso. Qui, dunque, ci s’impossessa della sua identità e si ricopia daccapo l’intera opera spacciandosi per l'autore della stessa. La preoccupazione di Dummett è che fenomeni analoghi dilaghino ovunque; cosicché dei pseudo-autori ricopino opere già scritte, che tuttavia risulterebbero non più create, bensì solamente ricopiate. Per Deutsch, però, tale eventualità – pur logicamente ammissibile – è pressoché inconsistente, in quanto lui sostiene che la conoscenza non nasce compiuta in sé e che sia, altresì, la risultante di «processi creativi» che vanno continuamente riveduti ed aggiornati. Secondo lui è in questo modo che Shakespeare è riuscito a portare a termine le sue leggendarie opere ed Einstein a determinare le sue straordinarie equazioni di campo. Per finire, chiudiamo con la sintesi stessa di Deutsch, che meglio racchiude l'essenza della sua affascinante opera:
I viaggi nel tempo, che si possono o meno realizzare in futuro, non sono intrinsecamente paradossali. Viaggiando nel passato si conserva il libero arbitrio e l’intenzionalità, ma in genere si finisce in un altro universo. Lo studio dei viaggi nel tempo è un momento in cui sono coinvolti i quattro fili della trama della realtà: la meccanica quantistica, per i concetti di tempo e di universi paralleli; la teoria della computazione, per l’importanza della realtà virtuale e perché i viaggi nel tempo si possono considerare come nuove modalità di computazione; l’epistemologia e la teoria dell’evoluzione, con i loro vincoli sulla trasformazione della conoscenza 6.
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1 Una discreta parte del materiale qui utilizzato è una rielaborazione di quanto riportato nell’accurato sito web: http://www.whereisdonnie.net/
2 La trama della realtà, di David Deutsch, Biblioteca Einaudi, Torino, 1997.
3 Ibidem, cit. p. 259.
4 Ibidem, cit. p. 263.
5 Ibidem, cit. p. 275.
6 Ibidem, cit. p. 289.