Follow by Email

30.3.09

Inaugurazione blog professionale “Vivere Filosofando”

di Marco Apolloni

Vivere Filosofando

Cari “Iperborei”, è con grande soddisfazione che vi annuncio l'apertura del mio blog professionale intitolato “Vivere Filosofando” e interamente dedicato alla filosofia e all'attualità filosofica, con “Blogosfere”: la più importante piattaforma italiana per blog professionali, che ha in atto fra l'altro una prestigiosa partnership con “Il Sole 24 Ore”. Perciò v'invito tutti a frequentare e leggere i miei post filosofici, che riflettono e rifletteranno sui nostri tempi difficili, nei quali è sempre più necessario intraprendere sfide coraggiose. Naturalmente saranno ben accetti i vostri commenti, perché – come ben saprete – il sale di ogni blog è la sua assoluta democrazia e capacità di far interagire fra loro le persone, creando – altrimenti impossibili – connessioni d'idee.

Quale autore e fondatore del blog “NoIperborei”, ormai giunto al suo quarto anno di vita, voglio ringraziare tutti i miei compagni di cammino, siano essi: coautori, commentatori, assidui od occasionali visitatori. A tutti voi voglio dire semplicemente che la novità del mio nuovo blog professionale “Vivere Filosofando” non interromperà la vecchia avventura di “NoIperborei”, che andrà ugualmente avanti e che conterà ogni tanto su qualche mio contributo – oltre ai consueti di Silvia e Paolo e di altri nuovi amici che ci hanno espresso la loro volontà di collaborare con noi. Questa precisazione mi è sembrata doverosa nei confronti di chi, vecchi e nuovi visitatori, si aspetta un blog filosofico, quando in realtà “NoIperborei” subirà una lieve modifica nella linea editoriale, anche se si continuerà seppur indirettamente a parlare di filosofia, che in quanto cristallizzazione della vita, è imprescindibile indipendentemente da qualunque argomento si tratti.

Con l'augurio, quindi, di poter interagire presto con voi sia in “Vivere Filosofando” che in “NoIperborei” vi mando un caloroso saluto virtuale, augurandovi una buona navigazione (e lettura)!

16.3.09

"No line on the horizon" (U2)... Simply: "Magnificent"!


di Marco Apolloni

Magnificent! Non credo ci sia aggettivo migliore per descrivere il nuovo album degli U2: No line on the horizon, che richiama peraltro il titolo di una superlativa traccia dello stesso. Questi maestri indiscussi del panorama rock contemporaneo, a distanza di cinque anni dalla loro ultima fatica in studio, sono finalmente tornati a parlare per mezzo della loro potente musica. Oltre a rimanere un autentico miracolo creativo la musica degli U2 è conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo per essere testimonial d'importanti campagne umanitarie. Quella che ha avuto fin qui maggiore risonanza mediatica è stata portata avanti dal vocalist Bono Vox. Essa riguarda la cancellazione del debito contratto dai Paesi poveri con quelli ricchi. Ciò testimonia a pieno quanto la musica possa fare – volendolo fortemente – per aiutare le popolazioni vessate da piaghe quali: malattie e miserie. Il che non è molto, ma neppure poco di questi tempi.
Al suo ritorno da un viaggio iniziatico fatto in Etiopia alcuni anni fa, insieme a sua moglie Ali, Bono ha confessato – in una fluviale intervista al magazine Rolling Stone del Gennaio 2006 – di aver attraversato una profonda crisi di coscienza. É da qui, infatti, che prende le mosse il suo infaticabile “impegno sociale”. Nel corso di questi anni esso lo ha portato a negoziare con i potenti della Terra, in nome dei “senza voce”. Ovvero: di quegli individui considerati “ultimi fra gli ultimi” e proprio per questo abbandonati al loro infausto destino. Anche una apparentemente insulsa puntura d'insetto può risultare loro fatale. Quando basterebbero dei comunissimi medicinali, che si possono acquistare persino nei supermercati da noi, a salvare le loro vite. L'avvolgente melodia di Crumbs from your table – track del penultimo album della band irlandese: How to dismantle an atomic bomb – si riferisce appunto alle briciole dei Paesi ricchi che basterebbero, da sole, a sfamare i Paesi poveri. Finché esisterà l'estrema povertà – è convinto Bono – vorrà dire che l'umanità non si sarà ancora scrollata di dosso l'estrema stupidità.
Non è un caso se la canzone più mistica in assoluto degli U2, quale Where the streets have no name, sia nata proprio durante quel significativo soggiorno in Etiopia. Canzone, questa, che riecheggia siderali lontananze e un fantomatico deserto dell'anima, che conduce dritto fino a Dio. Ci è impossibile comprendere i testi delle canzoni degli U2 al di fuori delle evocative parole del “libro dei libri”: la Bibbia. La fede è stato il “faro” che ha illuminato la genesi e l'ascesa musicale nonché spirituale di questi quattro musicisti. Ha dell'incredibile come essi dopo tutti questi anni vadano ancora d'amore e d'accordo, e riescano nel non facile compito di catturare il più vivo interesse del pubblico. Tutto questo senza mai cedere alle stringenti logiche del mercato – un disco ogni quattro o cinque anni è la loro media odierna, relativamente bassa rispetto a quella di molti altri gruppi.
Se c'è un pregio, infatti, che possiamo attribuire a questi quattro saggi uomini – prima che musicisti – è quello di non esser mai scaduti nella banalità. Chi considera “decadente” il loro percorso artistico significa che è un pessimo intenditore d'arte. Nella parabola di ogni artista vi possono essere varie fasi, ma nessuna di esse può considerarsi superiore o inferiore all'altra. I parametri sportivi, ad esempio, esulano completamente da quelli artistici. I soli criteri qui valevoli sono quelli estetici: di “bello” e di “brutto”. Così come esiste solo un'arte bella e un'arte brutta, lo stesso può dirsi di una branca dell'arte qual è la musica. Vale a dire: esistono soltanto belle canzoni e brutte canzoni. E, poco ma sicuro: la maggior parte dei brani degli U2 appartengono di diritto alla prima categoria. Per quanto concerne il loro ultimo album: almeno per dieci/undicesimi è composto da belle o – com'è più opportuno definirle – magnifiche canzoni... Non ascoltarlo sarebbe un delitto!

Alcuni links utili:

(espunto dalla rivista "Impegno Sociale", numero Marzo-Aprile 2009)

2.3.09

Train de vie (1998)

di Marco Apolloni

Forse molti non sapranno che Roberto Benigni per la realizzazione del suo film premio Oscar La vita è bella (1997) si sia ispirato a Radu Mihaileanu e alla sua originale pellicola Train de vie. Il regista rumeno, di origine ebraica, inviò il soggetto del “matto” – protagonista del suo film – a Benigni, il quale non si disse interessato per poi, subito dopo, estrarre dal cilindro il suo capolavoro assoluto. Mihaileanu, mostrandosi fine conoscitore dell'ironia dolce-amara del suo popolo, affronta un tema delicato e al tempo stesso straziante come la Shoah con tocco lieve e il meno possibile pedante o didascalico. Un po' come lo stesso Benigni, solo che lui ci è arrivato prima – pur vedendosi costretto a posporre la realizzazione del suo progetto.
Allietata dalla “zingaresca” colonna di Goran Bregovic, la vicenda si svolge in un piccolo shtetl: villaggio ebreo dell'Est europeo. Nella prima scena vediamo Schlomo, il matto del villaggio, che corre a perdifiato per avvertire i suoi compaesani dell'imminente arrivo dei nazisti. Quando tutti non sanno che fare, all'improvviso Schlomo, sorprendendo tutti, ha un'idea geniale: l'auto-deportazione dell'intero villaggio. Il suo piano consiste nell'acquistare un treno, scegliere quelli fra loro che hanno più dimestichezza con la cultura e la lingua tedesca e, dopo averli travestiti da finti nazisti, sperare di passarla liscia e prendersi gioco dei veri nazisti, tirando dritti con il loro “treno fantasma” fino in Palestina, via Russia. Questo piano apparentemente strampalato, in realtà, risulta essere la loro unica alternativa per sottrarsi ai lager nazisti. Il finale non è affatto scontato.
Ne fuoriesce un film corale, in cui ci s'immedesima con i bizzarri personaggi, tutti azzeccati, i quali in fuga verso la loro Terra Santa danno vita a godibili e rocamboleschi episodi, che coinvolgono e al contempo fanno riflettere nella giusta maniera lo spettatore. Ecco il loro identikit... Schlomo, la cui saggezza è racchiusa in questa sua perla “Forse Dio ha creato l'uomo... ma l'uomo ha sicuramente creato Dio per inventare se stesso”, confessa di aver voluto fare il rabbino del villaggio, ma visto che il posto era già occupato da un altro si è accontentato di fare il matto. Il vero rabbino al contempo, in una scena davvero memorabile, prega il buon Dio d'Israele di salvare donne, bambini e “già che c'è” anche i vecchi – lui compreso. Mordechai è un fabbricante di legname, scelto nel mazzo per fare il comandante nazista suo malgrado, parte per cui tutti lo detestano nonostante lui lo faccia solo per il bene della collettività. Yossi è il “nerd” del villaggio, perennemente attaccato alla sottana della madre, instauratore d'una cellula bolscevica nel treno e fomentatore di una velleitaria rivolta. Esther, la bella di turno, oggetto delle brame di Yossi, è in cerca del grande amore e si concede al figlio di Mordechai – anch'egli bolscevizzatosi strada facendo – cui Esther impartisce un prezioso insegnamento: un paio di zinne valgono tutti i Marx e i Lenin del mondo...
Forse il più bel film sulla Shoah: brillante, leggero e, soprattutto, riflessivo.


Esempio d'umorismo yiddish:

Schmecht (il germanista): Lo yiddish è una parodia del tedesco con dentro l'umorismo...
Mordechai: Ma i tedeschi lo sanno che facciamo la parodia della loro lingua? Non saranno in guerra per questo?
(Articolo tratto dalla Rivista di Arte, Cultura e Società: L'Aperitivo Illustrato, Numero 24, Febbraio 2009)