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24.9.08

Mercoledì 24 Settembre – Vota Silvia, vota Silvia, vota Silvia!

di Silvia Del Beccaro
A Ballarò questa sera parlavano – strano a dirsi – di stipendi e pensioni. Un binomio che corre come due binari ferroviari. Protendono verso l’infinito, paralleli l’uno all’altro, non toccandosi mai, ma puntando verso un’unica direzione: l’abisso. Purtroppo è vero quel che si dice, non si riesce ad arrivare a fine mese. Ci si inventa di tutto pur di lavorare, si fanno quattro lavori, dormendo 6 ore a notte – a malapena – e cercando di mantenere sempre e comunque una vita sociale. Ma d’altronde non si può avere tutto dalla vita. Come si può tirare avanti quando un lavoro part-time ti offre 500 euro al mese, che aggiunti ai 150 euro che ti guadagni arrabattandoti come “smanettane-tuttofare del pc” diventano 650, che aggiunti alla paghetta mensile che le ripetizioni ti portano diventano 800… E non ho preso un caso limite, ho semplicemente associato il lavoro di un amico a quello di un’altra amica e ho accomunato le loro esperienze a quelle di un’ulteriore conoscenza. Giusto per far capire come sia dura con tre lavori portare a casa uno stipendio normale. Figuriamoci con uno solo di questi “lavori”. La scorsa notte ho avuto una folgorazione. Intorno all’1 ho ripensato alle mie vecchie conoscenze giornalistiche e nessuna di queste – in ambito politico – rispondeva alla figura che stavo cercando nella mia mente: un assessore alle politiche giovanili, di nome e di fatto. Ho ripensato al modo in cui queste persone amministravano l’assessorato del mondo giovanile. Ho ripercorso le loro iniziative, i loro spunti, le loro riflessioni. E più meditavo, seppur nel sonno, più mi convincevo del fatto che nessuno di loro è mai stato in grado di svolgere correttamente il proprio compito ossia tutelare i giovani. L’assessorato alle politiche giovanili dovrebbe essere quello che analizza a 360 gradi l’universo giovanile – lo dice il nome stesso. E invece no. Si pensa a coinvolgere i ragazzini con iniziative culturali, manifestazioni hip hop – che io adoro ma non sono utili seriamente in un contesto come quello odierno. Per questo ho deciso di candidarmi. Voglio diventare assessore alle Politiche Giovanili. Voglio essere il primo assessore a dedicarsi seriamente al problema del lavoro giovanile. Non voglio aspettare che qualcuno, dall’alto degli edifici romani, mi dica cosa è meglio per me. Ho ventisei anni, so io ora cosa è meglio per me e voglio aiutare anche gli altri a dire la loro. Voglio riuscire a fare un primo passo importante verso la non-precarietà. Ci riuscirò, io che ho lavorato per anni come precaria in prima linea, sprovvista di ferie e malattia, tredicesima e quattordicesima solo nei sogni… Certo, forse sono spinta dalla mia delusione personale, ma in fondo c’è sempre bisogno di un motivo per andare avanti e compiere il primo passo. In tutto. Nel mio caso è la stanchezza, la delusione, l’amarezza di fronte alla totale e generale impassibilità dei “giovani assessore alle politiche giovanili” (tutti di età compresa fra i 24 e i 30 anni). Ma soprattutto è la voglia di cambiare le cose. Il mondo si deve rinnovare. E io voglio essere la sua stilista. 

23.11.07

La nascita del Partito Democratico

di Marco Apolloni

Una nuova creatura è stata partorita in quel “variegato” universo politico nazionale. Si chiama Partito Democratico, ma dagli amici si fa già chiamare con la sigla abbreviata PD. Il traghettatore, il Caronte di turno, che avrà il compito di condurre quella risma di politici dannati e litigiosi lungo le acque sulfuree dello Stige infernale, è nientemeno che Walter Veltroni.
Sì, proprio lui, quello che lo spietato vignettista Forattini raffigura come una macchietta con il corpo di larva e una faccia floscia, con l'inconfondibile neo alla Cindy Crawford in rilievo. L'immagine veltroniana consegnataci dal tratto del celebre vignettista non gli rende certamente onore. Anche se in quanto ad avvenenza questi non può decisamente competere con i suoi due colleghi “piacioni” Rutelli e Casini. Se non altro si tratta di un politico purosangue, a trecentosessanta gradi, che svetta sugli altri per cultura e umanità. Scrittore da un lato e terzomondista convinto dall'altro, Veltroni incarna il “volto nuovo” della politica italiana.
Il suo lato umano – anche se dovremmo dir meglio “umanitario” – merita una particolare menzione. Un politico con l'Africa nel cuore, questo è Veltroni; ossia uno con un occhio di riguardo per gli emarginati della terra, persuaso che le loro sfortune presto o tardi finiranno con il riversarsi sciaguratamente su di noi e che, quindi, prima ci occuperemo delle loro piaghe sanguinanti e prima cureremo anche le nostre – tra cui su tutte: una selvaggia quanto sfrenata immigrazione. Perché dare un aiuto a queste persone nella loro terra madre, può voler dire non ritrovarsele dietro la porta di casa a elemosinare disperate la nostra carità, che a noi non costa nulla o quasi mentre a loro garantisce un pasto caldo per tirare a campare...
A questo proposito, naturalmente, ha qualcosa da ridire il líder máximo della Casa delle Libertà, che sorride all'idea che Veltroni rappresenti la “novità assoluta” della politica italiana. Di sicuro Veltroni non è politicamente “vergine” e vanta senza dubbio una non indifferente esperienza politica sin da quando, poco più che ventenne, entrò a far parte del consiglio comunale della sua città natale. Se non altro, però, di lui possiamo dire che sia “il più giovane fra i più esperti” e fidatevi che in tempi di magra come i nostri e – quel che è peggio – in un Paese come il nostro, abituato all'egemonia politica degli ultra-settantenni, non è poco. Quando si dice, infatti, che occorre fare largo ai giovani, di solito si fa del qualunquismo spicciolo. Parola di giovane, ve lo garantisco. Molto spesso giovane è sinonimo di sprovveduto, quindi occorre sì una maggiore partecipazione dei giovani in ambito politico, però essi vanno disciplinati da gente più svezzata e abituata ai compromessi o agli intrighi di palazzo di cui è fatta da sempre la politica.
Cinquantenni come Veltroni – dunque neanche troppo vecchi – forse sono il “segno” che i tempi stanno cambiando e cioè che si sta avvertendo, con crescente persistenza, l'esigenza di dare maggiore credibilità alla nostra “malridotta” politica nazionale. Specialmente in un momento come questo, talmente delicato, in cui tanto si discute di quell'aberrante fenomeno chiamato anti-politica (ben peggiore di quel male, la politica, di cui pretende di essere la cura) e dove i “grillomani” di tutta Italia si danno appuntamento in mezzo alle piazze, gettando il nostro Paese nel caos più totale.
Certo, Veltroni non è senz'altro un volto nuovissimo ma perlomeno è fresco. Ha il volto di chi non ha ancora commesso grossi sbagli e a cui, pertanto, dobbiamo concedere il privilegio di sbagliare, purché lo faccia in buona fede. Partendo dallo sconsolato assunto che chi fa politica deve – in una certa misura – sporcarsi un po' le mani, auguriamo sinceramente al nuovo leader del Partito Democratico di sporcarsele ma di ricordarsi ogni tanto di sciacquarsele, per lavar via la sporcizia...