21.9.08

Domenica 21 Settembre - Olimpiadi cinesi ed elezioni americane

di Marco Apolloni

Non so se la “Cina è più vicina” adesso, ma di certo è meno lontana... Cosa ci rimarrà della kermesse olimpica cinese? Forse gli otto ori dell'americano Micheal Phelps, per gli amici Fishman – dopo Batman e Superman consiglio a quelli della Marvel & Comics d'inventarsi anche un fumetto in onore di quest'uomo pesce discendente diretto degli Atlantidi –, che da soli eguagliano le medaglie auree della nostra pur valente Italia. Forse la stoccata decisiva con cui nel fioretto femminile individuale la nostra esperta Valentina Vezzali si è assicurata il suo ennesimo trionfo. Forse le carrellate di medaglie d'oro vinte dagli atleti bionici cinesi – e non ce ne voglia un altro atleta bionico tale Oscar Pistorius. O forse ci rimarrà lo stravagante balletto del giamaicano Usain Bolt, due ori e due rispettivi records del mondo intascati nei 100 e nei 200 metri piani (senza contare l'oro della staffetta maschile sempre nei 100), atleta dalle potenzialità infinite ribattezzato non a caso “il padre del vento”, dopo “il figlio del vento” Carl Lewis. Non so voi, ma a me queste Olimpiadi non sono dispiaciute. 

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un trafiletto apparso sul settimanale “A” (di Anna) dove il direttore del Giornale Mario Giordano, cavalcando l'onda di proteste, ha letteralmente sparato a zero sugli scheletri nell'armadio della Cina – pena di morte, diritti umani violati, annichilimento della cultura tibetana, inquinamento globale, concorrenza economica sleale, eccetera. D'accordo con Lei, egregio direttore, tutte le cose dette sul conto della Cina vanno benissimo e rispecchiano, per la gran parte, il vero. Già da quando i telegiornali a reti unificate - diverse settimane prima dell'inizio dei Giochi - si arrovellavano sul dilemma amletico se far sfilare o meno la nostra delegazione olimpica nella cerimonia d'apertura, mi son sempre chiesto: “Ma che c'entra lo sport con 'sto benedetto Tibet?!”. I tibetani possono pure avere tutte le ragioni del mondo – come le hanno del resto, badate bene – ma una cosa è quello che può fare lo sport e ben altra invece quella che potrebbe – ma che poi non fa quasi mai – la politica. Perciò ho apprezzato con piacere le parole sensate del Presidente del nostro Comitato olimpico Giovanni Petrucci, che ha opportunamente ribadito il concetto e rinfrescato le idee ai più duri di orecchie. Lo sport, oltre ad essere palestra di vita ed usato sin dall'antichità per plasmare l'uomo totale – inestimabile a tal riguardo è il detto latino: mens sana in corpore sano –, non può spingersi oltre la sua sfera di competenza. È pressoché inutile, oltre che inutilmente rischioso, cedergli il testimone in affari ben più grandi, che coinvolgono delicati equilibri geopolitici internazionali. In una parola, lo sport non ha le carte in regola per occuparsi delle gravi questioni di politica estera. Protestare è un diritto-dovere di qualunque uomo o atleta che vuol così facendo dare un segnale inequivocabile. Ma complotti o boicottaggi per rovinare quella che dovrebbe essere la più grande festa sportiva mondiale, qual è un’Olimpiade – nell'antichità addirittura si fermavano le guerre fra gli Stati con il pretesto dei Giochi olimpici –, si sarebbe rivelata una colossale idiozia. Per fortuna alla fine ha prevalso il buon senso, malgrado i soliti “bastian contrari”. Come cantava Freddy Mercury: The show must go on... Tibet o non Tibet. E così è stato, infatti. 

Coi Giochi olimpici di Pechino è oramai andata in archivio anche la nostra Estate, rovente come al solito. E a quanto si legge – un po' in tutte le colonne dei più noti quotidiani nazionali: ancor più “rovente” sarà il prossimo autunno. Il conto alla rovescia sta per partire. Il Governo ha in mente di varare parecchi decreti – c'è addirittura chi annuncia il ritorno della benamata Ici, vecchio “cavallo di battaglia” delle nostre celeberrime campagne elettorali. Nel frattempo si spera che l'Opposizione, dopo il varo dell'esperimento anglosassone del “Governo ombra”, non vari anche “l'Opposizione ombra”, perché più “ombra” di così verrebbe notte... Intanto nel più civilizzato e conservatore Paese del mondo, gli Stati Uniti, sta dilagando la “obamite”, malattia neuro-degenerativa che paralizza tutte le sinapsi “razziste” americane. L'ultima speranza dei Repubblicani è riposta nel senatore “osso duro” John McCain – il miglior salvagente possibile dopo i due mandati del cowboy texano “W” Bush. Per chi non ne conoscesse la storia: ex eroe di guerra pluridecorato, che nelle carceri di “ferro” – in tutti i sensi – del Viet“fottuto”Nam seppe resistere a torture sia fisiche che psicologiche ad opera dei vietcong. I sondaggi sembrano oscillare – come un pendolino impazzito – tra i due candidati. Ma se c'è un consiglio che noi italiani abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e che possiamo dare ai nostri amici “a stelle e strisce” è proprio quello di non fidarsi troppo dei sondaggi. Chiunque sarà il vincitore speriamo sia migliore del suo disastroso predecessore... (Anche se: I support Barack Obama!) 

20.9.08

Sabato 20 Settembre - Lady Trivella

di Marco Apolloni

La signora Sarah Palin, candidata alla Vicepresidenza nel Paese più potente del mondo, da vera irriducibile repubblicana ha le idee ben chiare su come non-risolvere lo stato d'inquinamento del Pianeta. Per sopperire alla crisi energetica – vista l'oramai stabile impennata dei prezzi del petrolio –, in qualità di Governatrice dell'Alaska la Palin si è resa disponibile a trivellare il territorio del proprio amato Stato – fiore all'occhiello oltre che paradiso faunistico degli Stati Uniti d'America – alla ricerca di chissà quale fantomatica Eldorado petrolifera... La ricetta della signora Palin appare chiara: aumentano i consumi? No problem! Ecco servita come portata speciale “'a trivella” – come direbbero a Napoli. Il nostro Pianeta sta per terminare le proprie risorse energetiche naturali? No problem! Lady Trivella Palin si è già infilata la tutina e il caschetto pronta a spremere come un limone il Pianeta da quel fottuto democratico qual è. Madre Natura è democratica, secondo la Palin, lo sapevate? Come se non bastasse la sua vena anti-ecologista, c'è pure dell'altro nella signora Palin. In una storica gaffe, rispondendo alla domanda di una giornalista sull'intervento militare della Russia in Georgia, lei si è detta subito pronta – in caso venisse eletta insieme a John McCain – a dichiarare guerra al nemico “rosso” (anche se di rosso gli ci sono rimaste solo le matrioske).
I venti repubblicani che spirano da oltreoceano non sembrano ben auguranti. Anche se si è trattato di una terribile gaffe – e chissà che non contenga una pur infinitesimale particella di verità...
Intanto gira voce che la crisi georgiana sia stata escogitata ad hoc per favorire un candidato – facile intuire quale – in vista delle prossime elezioni presidenziali americane. Fonti russe affermano di aver trovato all'interno di un commando delle forze speciali georgiane un passaporto molto “sospetto” di un cittadino americano... Magari si tratta del solito bluff, magari no. Quello che persino un neonato potrebbe capire è che se il candidato repubblicano venisse eletto il mondo intero correrebbe il rischio di ripiombare nell'incubo di una nuova, ancor più sottile e psicologica, “guerra fredda”. Scenari del genere mi fanno venire la pelle d'oca. Tanto è inutile, i membri del partito repubblicano – seppur della caratura morale di McCain, il cui eroismo è risaputo – hanno nel loro Dna il vizio di dar la “caccia alle streghe”. La parola “maccartismo”, come anche del resto la parola “armi di distruzione (o distrazione) di massa”, non vi dice niente? Intanto diverse organizzazioni razziste americane, che si rifanno al fantasma dello “Zio Adolfo”, sono sulle tracce – come i segugi dietro all'osso – del candidato democratico, nonché “speranza nera” di milioni di persone nel mondo, Barack Obama: la cui stoffa del Predicatore è impressa in tutti coloro che hanno avuto occasione di assistere alle sue performance oratorie. Nei suoi discorsi mi ricorda incredibilmente il tono gospel del reverendo Martin Luther King...
Alla resa dei conti, ci auguriamo che Obama scampi alla fine cruenta dei Kennedy e vinca le prossime elezioni, ricacciando al mittente l'ondata conservatrice spirante dai gelidi ghiacci dell'Alaska. Per quanto vogliamo fare i distaccati, noialtri europei, ho il timore che dovremmo ancora interessarci a lungo agli affari americani. Almeno finché i nostri Paesi europei non staccheranno le loro lingue appiccicose dal “culo” della super-potenza americana, da quei fini “Americadipendenti” quali sono.
Concludo questo mio primo giorno da blogger con una chicca di Einstein, che una volta interrogato sull'utilizzo di nuove armi in un'ipotetica Terza guerra mondiale rispose pressapoco che non sapeva con quali armi potesse essere combattuta questa guerra ma che – in caso fosse scoppiata – sapeva per certo con quali armi sarebbe stata combattuta la Quarta: con le clave di pietra!

P.S: La Storia è maestra-di-vita o maestra-di-niente? Io sostengo la prima ipotesi, anche se conservo seri dubbi sulla seconda, vista l'incredibile e sempre imprevedibile dose d'idiozia umana...


[1] Una malattia silenziosa e strisciante di nome “uomo”, che lentamente ma inesorabilmente lo sta soffocando, riducendolo ad una poltiglia di piogge acide, buchi dell'ozono, uragani, terremoti/maremoti, eccetera.

19.9.08

Terza tappa di "CineFilosofando": simposio cinefilo.

di Silvia Del Beccaro



Dinamico, espressivo, coinvolgente. In occasione della sua prima conferenza brianzola - dopo le tappe di Civitanova Marche e Castelfidardo - Marco Apolloni ha dimostrato ancora una volta di saper essere una personalità intraprendente e brillante, culturalmente attiva e dalla parlantina sciolta - nonostante i suoi venticinque anni. Incalzato nel corso della conferenza da Giuseppe Girgenti, professore dell'Università "Vita-Salute" San Raffaele, l'autore di "CineFilosofando" ha intrattenuto il pubblico presente con una serie di approfondimenti relativi alle pellicole da lui trattate fra cui "Ghost Dog", "L'ultima tentazione di Cristo", "La Caduta" e "L'appartamento spagnolo". La serata è stata allietata dalla proiezione introduttiva di un breve video esplicativo (che ha riassunto in pochi minuti film e parole-chiave trattati nel libro), nonché da un omaggio donato ai due relatori dalla responsabile della biblioteca cesanese Myriam Colombo, prima organizzatrice della serata.

17.9.08

Presentazione "CineFilosofando" - Marco Apolloni - Cesano Maderno


Comune di Cesano Maderno
Biblioteca Comunale “Vincenzo Pappalettera”

presenta

“CineFilosofando – La vita è come un film”
Presentazione del libro di Marco Apolloni

GIOVEDI 18 SETTEMBRE 2008
Ore 21.00

Sala Pavoni c/o Biblioteca Civica “Vincenzo Pappalettera”
Via Borromeo, 5 - Cesano Maderno (Milano)

Modera: prof. Giuseppe Girgenti dell’Università “Vita-Salute” San Raffaele

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Giovedì 18 settembre, alle ore 21.00, la “Sala Pavoni” della Biblioteca Civica cesanese di via Borromeo 5 ospiterà la presentazione del libro CineFilosofando (2008, Kimerik Edizioni) di Marco Apolloni. Dopo le affollate presentazioni di Civitanova Marche e Castelfidardo, questa nuova tappa del tour divulgativo del venticinquenne fidardense toccherà dunque Cesano Maderno, la città in cui ha vissuto e studiato negli ultimi due anni e in cui ha conseguito la laurea magistrale/specialistica lo scorso 14 luglio. «Trascorrere questi due intensi anni in Brianza è stata per me un’esperienza significativa, che mi lascerà dentro dei ricordi molto positivi. Soprattutto la gente, con cui ho avuto a che fare, mi si è rivelata quasi sempre disponibile e amicale. Inoltre, a Palazzo Borromeo ho avuto modo di affinare i miei strumenti di studio e di maturare come studioso» dichiara a tal proposito l’autore Apolloni.
La serata prevedrà la partecipazione del professor Giuseppe Girgenti, Ricercatore di Storia della Filosofia Antica presso la sede cesanese dell’Università “Vita-Salute” San Raffaele, che per l’occasione indosserà le vesti di moderatore.
CineFilosofando un saggio anticonvenzionale a cavallo fra cinema e letteratura, che analizza sette pellicole in maniera scorrevole e soprattutto evitando ogni riferimento puramente tecnico. Si tratta infatti di un testo che – a dispetto di quanto possa far intuire il titolo – è accessibile a tutti, in particolar modo a coloro che si ritengono dei veri e propri amanti della cinematografia in senso lato. Attraverso gli occhi di uno spettatore attento e al tempo stesso curioso di scovare sempre nuovi particolari, l’autore Marco Apolloni tenta di recensire le sette pellicole dando una spiegazione umanistica di esse, ricollegando i sette film alle rispettive epoche – dal Medioevo e l’era dei vichinghi all’epoca nazista e all’era odierna – e filosofie di vita – ad esempio, il sacrificio del samurai e il sacrifico messianico per il bene dell’umanità.
I film analizzati sono più o meno noti al grande pubblico e comprendono sia pellicole storiche che recenti realizzazioni. Ghost Dog, Donnie Darko, L’ultima tentazione di Cristo, Il tredicesimo guerriero, Tristano & Isotta, La caduta, L’appartamento spagnolo: sono tutti film conosciuti, per un motivo o per l’altro. Il primo parla di un samurai dei nostri tempi con le movenze di un rapper; il secondo tratta l’avventurosa esperienza dei viaggi nel tempo; il secondo il terzo racconta la storia di un dio che si è fatto uomo ed è morto per lavare i peccati degli uomini; il quarto è ambientato nelle lande brumose del nord in un’epoca buia, il Medioevo; il quinto riguarda una delle storie d’amore più famose, nonché tra le più tormentate di tutti i tempi; il sesto racchiude – per dirlo con Hannah Arendt – la «banalità del male» del Novecento, il nazismo; infine il settimo rappresenta un inno all’europeismo.

4.9.08

Avere ottant'anni oggi: da Fidel alla brillantina

di Silvia Del Beccaro

Si dice che pochi sappiano veramente essere vecchi... Ma in fondo non è poi così vero come aforisma. Fu François de la Rochefoucauld, scrittore e filosofo francese, a forgiare questa celeberrima frase che forse un tempo poteva essere presa per vera ma che oggi perde decisamente di valore. Il francese avrebbe dovuto vivere ai giorni nostri, i moderni anni 2000: in cui i pensionati fanno yoga per mantenere la loro giovinezza interiore, in cui la celeberrima Signora Fletcher continua a risolvere casi investigativi a cui neanche la polizia sa trovare soluzione, in cui governano ancora capi di Stato pluricentenari che dai vertici muovono le pedine più giovani, in cui i più grandi tedofori olimpici superano i sessant’anni di età. Perché in fondo avere ottant’anni oggi non è più così difficile, come una volta. Diversi sono gli antidoti in grado di garantire ad una persona anziana un buon stato di salute e una freschezza mentale tale per cui un ottantenne, oggi, può permettersi molti lussi. Sono decine, infatti, gli ottantenni famosi che possono essere presi a esempio e che mantengono una “bella cera”, per così dire.
Chiedetelo per esempio alla brillantina, la famosa grease che ha dato il nome alla pellicola interpretata da John Travolta (nei panni di Danny Zucco). La brillantina è nata il 16 aprile 1928 nei laboratori della County Chemical Company di Birmingham, in Inghilterra. Prima c'era solo olio di Makassar, una linfa che gli inglesi toglievano dagli alberi in Indonesia per spalmarsela tra i capelli. Poi i nostri nonni - quelli che oggi hanno la stessa età della brillantina, tanto per intenderci - l’hanno utilizzata per imitare i protagonisti dei film muti, quelli in bianco e nero interpretati da Rodolfo Valentino & Co. Insomma, la brillantina non può certo lamentarsi della sua vita trascorsa sino ad oggi. Numerose infatti sono state le conoscenze Vips che ne hanno usufruito, considerandola un immancabile “addobbo”. Humphrey Bogart, Fred Astaire, Elvis Presley e James Dean... La più famosa marca italiana era la celebre brillantina Linetti. Indimenticabile lo spot dell’ispettore Rock, interpretato da Cesare Polacco. Rock era abile nel risolvere i vari casi polizieschi ma ogni volta che il suo assistente lo adulava dicendogli: "Lei è un fenomeno, ispettore: non sbaglia mai", lui rispondeva: "Non è esatto! Anch'io ho commesso un errore: non ho mai usato la brillantina Linetti". E togliendosi il cappello mostrava l'incipiente calvizie.
Anche Fidel Alejandro Castro Ruz ha ottan’tanni (più due, per la precisione, essendo nato il 13 agosto 1926). Figlio di un immigrato spagnolo divenuto proprietario terriero, viene riconosciuto quale leader della rivoluzione cubana contro il regime di Fulgencio Batista. Castro ancora oggi è ai vertici di Cuba anche se ormai il potere vero e proprio è passato nelle mani del fratello. Lo scorso 19 febbraio infatti, dopo esser stato al potere per quasi 50 anni, Fidel ha annunciato il suo ritiro dalle cariche presidenziali lasciando tutti i poteri al fratello Raul Castro Ruz. "Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee", ha dichiarato il lider maximo cubano, facendo intendere che continuerà ad esprimersi tramite gli organi di stampa ufficiali.
Come Castro, così la regina del burlesque Tempest Storm. E' stata spogliarellista e icona sexy degli anni Cinquanta, era conosciuta per “i seni più belli di Hollywood” o per “il davanzale favoloso”. Per un anno è stata fidanzata con Elvis Presley; il re del rock'n'roll infatti è stato suo amante per un anno, ma il suo manager non approvava un flirt con una spogliarellista. Oggi, a 80 anni passati e quattro matrimoni alle spalle, Tempest Storm - al secolo Annie Blanche Banks - si esibisce ancora (come una volta faceva con le colleghe Dixie Evans e Betty Page) sui palcoscenici di Palm Spring, Miami e Las Vegas. Oggi come un tempo Tempest Storm ha la chioma rosso fuoco, collane di strass e tacchi a spillo.
Charlton Heston aveva 84 anni quando, lo scorso aprile, si è spento nella sua casa di Beverly Hills. Heston ha lavorato con i più grandi registi e i migliori attori degli anni d’oro hollywoodiani e rimarrà nella storia per le sue interpretazioni di Ben Hur, El Cid, Il Pianeta delle Scimmie e molti altri film. E’ stato presidente della Screen Actors Guild e dell’American Film Institute.
Altra stella immancabile del cinema, nonché pilastro delle pellicole d’epoca, è l’ottantunenne Gina Lollobrigida, che ha segnato il cinema italiano del dopoguerra con il suo grande talento e la sua fortissima personalità. Trasferitasi a Roma nel 1945, ha iniziato a lavorare a Cinecittà come comparsa ed ha interpretato alcuni fotoromanzi. Nel 1947 ha partecipato al concorso di Miss Italia, classificandosi al terzo posto. Grazie a questa passerella, entra a far parte del mondo del cinema. Nei primi anni '50 compare in tantissimi film, ma nell'immaginario collettivo resta la “bersagliera”, la popolana bella ed intraprendente di Pane, amore e fantasia - pellicola diretta da Luigi Comencini nel 1953. Questa parte le vale una nomination ai British Academy Awards come miglior attrice straniera, aprendole le porte di Hollywood. In Italia è stata nominata Cavaliere della Repubblica e nell'ottobre 1996 Accademica onoraria dell'antica Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.
And last but not least, devo citare tre persone pluriottantenni che tuttavia si mantengono in gran forma: le mie due nonne e mia zia. Reduci dalla seconda guerra mondiale, segnate di mille vicissitudini, tutte e tre affrontano la vita diversamente, ma con serenità. Certo le difficoltà non mancano, ma guardando loro - anche se non gliel’ho mai detto - capisco quanto sia giusto lottare ogni giorno per continuare a vivere. Non è retorica. E’ verità.

21.8.08

La Bellezza salverà il mondo

di Marco Apolloni
(sunto dell'Introduzione alla mia tesi specialistica Eros filosofo ed Eros tiranno. Studi platonici sull'amore con cui mi sono laureato lo scorso 14 Luglio presso l'Università "Vita-Salute" San Raffaele di Cesano Maderno, Milano)

L'amore per la Bellezza in Platone risponde ad una sua connaturata esigenza di ordinare il caos imperversante nella realtà sensibile con la superiore armonia - che è letteralmente: unione dei contrari - costituita dalla realtà intelligibile. L'ordinamento del disordine mondano per Platone significava una cosa sola: la realizzazione dell'antica profezia secondo cui la Bellezza avrebbe salvato il mondo. Poiché parafrasando Platone: la Bellezza è lo splendore del Bene. Diceva il poeta romantico inglese John Keats nella sua celebre lirica Ode su un'urna greca: "Beauty is truth, truth beauty"; “la Bellezza è Verità, la Verità Bellezza". Tale concezione romantica corrisponde anche a quella classicista dei Greci, i quali consideravano la Bellezza: esteriorizzazione di un'interiorità. Essere belli e essere buoni per loro significava la stessa cosa. Non a caso Platone fa coincidere il Bello con il Sommo Bene, posto come vertice del suo apparato concettuale. In definitiva l'estetica platonica è inseparabile all'etica platonica. Dato che l'una, la Bellezza, non è che la manifestazione sensibile di un'idea altresì intelligibile, qual è appunto il Bene. Il tema della Bellezza che salverà il mondo viene rispolverato in età moderna dal grande romanziere russo F. Dostoevskij. In particolare nell'opera L'Idiota, che ha per protagonista un essere assolutamente buono, il principe Myskin, alle prese con un mondo invece profondamente malvagio. La missione di questo eroe atipico sarà appunto quella d'instillare il seme della Bellezza, di cui lui è portatore, in un contesto di assoluta desolazione spirituale. Missione che lui stesso fallirà inesorabilmente; così come fallì Cristo portatore del divino, ma che tuttavia non fu creduto dagli uomini e per questo fu crocifisso. Entrambi questi fallimenti, però, sono accomunati dal tratto distintivo della sconfitta onorevole. Infatti, pur non riuscendo nella loro missione al primo tentativo, sia Myskin che Cristo sono riusciti comunque a gettare le basi - chissà - per una futura vittoria finale. Il loro merito consiste nell'aver donato la speranza ai loro simili. La speranza di poter credere che un giorno le brutture di questo mondo cesseranno del tutto grazie all'intervento rigenerante della Bellezza. La Bellezza domina L'Idiota di Dostoevskij, dalla prima all'ultima pagina, aleggiando su tutto il romanzo ed esercitando sui lettori un'irresistibile fascinazione. Bellezza che, in altri termini, non può che essere di derivazione platonica, visto l'indiscutibile Platonismo della cultura ortodossa, di cui Dostoevskij fu uno dei massimi esponenti. Non a caso uno dei testi fondativi del misticismo russo s'intitola Filocalia, che vuol dire proprio: amore per la Bellezza. Riassumendo: sia Platone che Dostoevskij non credevano in questo mondo, preda della bruttezza, bensì non smisero mai di credere nell'oltremondo della Bellezza - intesa appunto come fuoriuscita da un mondo inferiore. Entrambi corroborarono la profezia sulla Bellezza salvatrice. E lo stesso dovremmo fare noi, in un momento così difficile della nostra storia...

19.8.08

Un viaggio a Paris...

di Marco Apolloni

Dici Parigi e ti vengono in mente un sacco di cose. La città più romantica del mondo - prima o dopo la nostra Venezia? -, la ville lumière, la Tour Eiffel, Montmartre, gli Champs-Élysées, Montparnasse, il Louvre, Notre-Dame e potrei andare avanti fino a domattina. E invece - mentre davanti a me si srotolavano i chilometri di asfalto che separano l'aeroporto Charles De Gaulle dal mio albergo di Boulogne - il primo dettaglio saltatomi agli occhi, a parte i conigli selvatici di cui sono invasi i boschi parigini, sono state le mobilie abbandonate sotto i ponti. Queste formavano delle specie di scalcinati appartamenti all'addiaccio, indubbiamente poco confortevoli, abitati dai clochards. Ovvero: creature in carne ed ossa del sottosuolo parigino, che di giorno si mimetizzano fra la massa indistinta dei passanti e di notte trovano ristoro in simili rifugi improvvisati - ma se non altro arredati con gusto. La cosa curiosa è che sotto questi ponti si può trovare di tutto: biciclette appese all'ingiù che fungono da lampadari astratti, lavatrici abbandonate - o perlomeno quel che ne rimane, visto che assomigliano più a degli "scheletri" di lavatrici - e materassi sbudellati con le piume che fuoriescono da tutte le parti. Il primo paragone che mi viene in mente è il film La leggenda del Re pescatore (1991), dove uno squinternato Robin Williams interpreta il ruolo di un homeless ex professore di storia medievale, uscito di senno dopo la morte violenta della sua fidanzata. Questo Lancillotto dei nostri giorni affronta la giungla metropolitana newyorkese come fosse un mondo fatato, mettendo in atto una goffa ricerca del Santo Graal, che prevede anche la sconfitta di un drago cattivo - rappresentante i suoi incubi ricorrenti...
Spinto dalla curiosità chiesi spiegazioni al mio autista franco-algerino, che non fece altro che confermarmi l'idea che mi ero già fatto su quelle abitazioni per senza tetto. Prima di avere il tempo di ritornarmene a sedere, questo simpatico "Caronte" non rinunciò a lanciarmi una frecciatina, facendo un accenno alle immagini televisive sull'immondizia di Napoli - che apparivano indelebili su tutti i telegiornali francesi, dando un'immagine neanche troppo inverosimile dell'Italia ridotta ad un cumulo di rifiuti tossici. Al che io scossi la testa sconsolato, punto sul vivo nel mio orgoglio italico. Nel prosieguo del mio soggiorno parigino mi è capitato anche di assistere alla raccolta "poco differenziata" di monetine nella fontana del Louvre - dove i turisti esausti si sedevano per trovare un po' di sollievo e frescura. Il protagonista di quest'impresa era un francese forse alcolista forse tossicodipendente ma di sicuro ben organizzato, scalzo e con i pantaloni tirati in su. Con l'abilità consumata di un cercatore di pepite d'oro e le movenze collaudate di un automa, tuffava le sue dita nella pozzanghera d'acqua in cerca di qualche monetina, scartando con stizza tutte quelle da 1, 2 o 5 centesimi. Solo in qualche rara occasione riusciva ad estrarre qualche pezzo da 1 euro e, con gesto furtivo, lo riponeva nelle tasche. Come un cane attaccato al suo osso, lui era attaccato a quei pochi spiccioli che gli permettevano a malapena di sopravvivere. Clochards a parte, Parigi mi ha comunque offerto tantissimi altri spunti. Ad essere sincero, quel che più mi rimarrà dentro della capitale francese, al di là dei pinnacoli gotici di Notre-Dame, dei trecento e passa scalini per raggiungere la guglia del Sacré-Coeur o della vista mozzafiato che si gode in cima alla Tour Eiffel, saranno i ponti parigini. Scherzando ho sempre detto che con la mia laurea in filosofia, che so benissimo non essermi granché utile, sarei finito prima o poi sotto i ponti o Under the bridge - come cantano i Rhcp. Morale: finita questa laurea, ho deciso di prenderne un'altra, magari in Ingegneria. Così facendo, almeno, potrò evitarmi lo sgradevole inconveniente di diventare anch'io un inquilino dei ponti...

2.8.08

Citanò...

di Silvia Del Beccaro
Strano sentirti immigrata in Italia. Specie se l’Italia è il tuo paese natio. Eppure può accadere. L’ho vissuto io in prima persona quando ho deciso di lasciare il mio bilocale “fashion” situato nell’hinterland milanese per trasferirmi in una peschereccia cittadina del Centro Italia. Qui, dove i tempi sono rallentati. Qui, dove si vive su e per il mare (oltre che per le calzature). Qui, dove le case sono sempre aperte e pronte ad ospitare qualcuno. Perché la gente qui, specialmente la popolazione più anziana, è così: genuina. Vive di piccole cose, legge il quotidiano commentandolo insieme all’intero quartiere, chiacchiera all’aria aperta. E se a Milano erano i circolini Arci a fungere da luoghi di aggregazione, qui a Citanò (che è Civitanova Marche, nel maceratese) i vecchi indigeni civitanovesi confabulano ad ogni angolo della città seduti fuori dai portoni delle abitazioni. Se inizi ad ascoltare le loro conversazioni animate, tu lombarda – anche se sei mezzosangue perché un po’ milanese e un po’ toscana – inizi a sentirti come Antonio Banderas ne Il tredicesimo guerriero. Lui, arabo al cento per cento, ascolta con attenzione le parole dei guerrieri vichinghi che viaggiano insieme a lui, ma ciò che dicono è incomprensibile. Ndo’ sta lo frigo? Stava anda' gio’ pe’ la Pescara. Ma come può un “frigorifero” , mi sono chiesta io, muoversi e andare da qualche parte? E soprattutto, dove mai potrebbe andare? Tenace e caparbia più di un mulo, non mi sono data per vinta. Giunta a Citanò armata di Zingarella (vocabolario rivolto ai pendolari che frequentano la rotta Lombardia-Marche) ho iniziato a captare qualche parola. Più trascorreva il tempo e più iniziavo a capire qualcosa, proprio come Banderas. E finalmente tutto nella mia mente si è schiarito. Hai visto il ragazzino? Sì, stava andando giù per la Pescara (ovvero la nazionale che collega Ancona a Pescara e dunque le Marche agli Abruzzi). Certo, oggi rimango pur sempre un’immigrata del Nord che non parla fluentemente la lingua locale, ma almeno ora posso dire: Citanò me pija vè.

18.7.08

"La religione in Jean-Jacques Rousseau": nuovo saggio per Marco Apolloni

Questo saggio delinea i tratti di un credente anomalo: Jean-Jacques Rousseau. Il modo rousseauiano di recepire la religione – nella sua dimensione naturale e civile – è sicuramente interessante e attuale. Interessante perché propone una netta separazione tra il messaggio verace della religione cristiana e il suo totale appiattimento in sede vaticana. Attuale perché il dibattito odierno ha riportato all'attenzione di tutti l'importanza di concepire nella maniera più sana ed equilibrata possibile le religioni, sgomberando il campo da tutti quei nocivi fanatismi. Al giorno d'oggi, grazie alle conquiste avutesi con l'Illuminismo – c'è chi ancora si ostina a non riconoscerne gli effettivi benefici –, non ci impressiona più di tanto sentire aspri giudizi su quel fenomeno sempre più temporale e sempre meno spirituale che è la Chiesa di Roma. Ma se si guarda indietro con il pensiero, converremo che occorre ringraziare, oltre che Voltaire, anche il pensatore Ginevrino se oggi possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni in materia religiosa, senza necessariamente venire tacciati di empietà. Rousseau infatti è stato capace di scrostare – come la statua del Glauco marino – tutto l'apparato dottrinario impregnante l'edificio del dogma cristiano, spogliandolo di tutti quei cavilli che ce lo rendono antipatico. Quella di Rousseau è l'esigenza innata e insopprimibile di ciascun credente, ovvero: di chi è in grado di sentire nel più profondo di sé certe vibrazioni superiori e non fare alla maniera degli atei, i quali si coprono le orecchie e fanno finta di non sentire. In definitiva, la più grande scommessa vinta da Rousseau è senza dubbio quella di averci proposto una “religione laica”: non più oppio dei popoli (Marx), ma salvagente al quale aggrapparsi per non finire travolti dalle tempeste della vita...

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Nato nel 1983 a Jesi, in provincia di Ancona, Marco Apolloni vive a Castelfidardo (An). Dopo aver intrapreso cinque anni di studi scientifici, durante i quali è emersa la sua vena umanista, ha conseguito la laurea triennale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università “Carlo Bo” di Urbino. Al momento è specializzando in Filosofia della Storia presso l'Università “Vita-Salute San Raffaele”, con sede a Cesano Maderno (Mi). È l'ideatore del blog NoIperborei, un progetto multimediale a cavallo tra filosofia e letteratura che, sin dai primi mesi di vita, ha riscosso un discreto successo. È stato infatti recensito da alcune testate online ed ha visto nascere gemellaggi coi principali siti filosofici e letterari del panorama nazionale. Apolloni ha già pubblicato un saggio intitolato CineFilosofando (Kimerik Edizioni, 2008), dove analizza alcune opere cinematografiche rapportandole a diverse tematiche filosofiche e non solo. L'autore, inoltre, collabora in qualità di consulente letterario e critico cinematografico con la rivista Impegno Sociale, un periodico bimestrale edito da Maes Edizioni, con sede a Milano.

13.7.08

Piccole Juno (2007) crescono

di Marco Apolloni

Dopo i piovaschi della prima ventina di giugno, già temevamo il peggio: un'estate da passare con la spada di Damocle calata in testa, tra un bagno e una tintarella. Ammettiamolo... Ciascuno di noi ha segretamente temuto di dover trascorrere il proprio tempo in spiaggia con gli occhi puntati verso i nuvoloni provenienti dalle Alpi o dall'Appennino. Timore, a quanto pare, infondato. L'estate così a lungo sognata alla fine ci ha degnato della sua presenza. A dire il vero ci ha colti un po' impreparati, con il barometro costantemente fisso tra i 30 e i 35 gradi in tutte le principali città italiane. Così all'improvviso, inaspettata, potente, suadente, l'estate è tornata a far parlare di sé. E con l'arrivo della bella stagione certe passioni sepolte in noi, certe nostre fisiologiche pulsioni, sono tornate a farsi sentire. Con tutta quella mercanzia davanti, come resistere alle mille e più tentazioni della carne - fin troppo "debole" in certi periodi. Del resto l'estate è la stagione ideale per tutti i tipi di accoppiamento, mammi­fero e non. Ce n'è per tutti i gusti. Come canta Max Gazzè, ci risia­mo. È sempre: Il solito sesso...
Ricordo con un pizzico di nostalgia quando - ancora sedicenne e imberbe - fantasticavo su chissà quali conquiste estive, che ad essere sinceri poi nel novantanove per cento dei casi quasi mai si avveravano. Non saprei dire perché, ma certe fantasie appartengono proprio alla stagione estiva, sovrabbondante di stimoli e aspettative. D'estate le scuole chiudono i battenti e non potete capire cosa significhi “darci dentro” con partitelle di calcetto, nottate al luna park o in discoteca. O ancora al chiaror di luna, lasciandosi cullare dall'impercettibile rumore cadenzato delle onde che s'infrangono sulla battigia, tra una serenata e l'altra dedicata alla propria intrigante coetanea, nonostante tu sia ben consapevole in cuor tuo che la lei di turno tanto non ci starà mai e finirà fra le braccia del ragazzo più grande seduto attorno al fuoco, con il ciuffo ribelle e quell'aria da poeta maledetto. L'estate sta ad un sedicenne, di oggi e di ieri, come la fogliolina di basilico sta alla passata di pummarò fresca. In questa stagione la stragrande maggioranza di noi ha consumato la sua fatidica "prima volta", che - c'è da scommetterci - non è mai risultata come la si aspettava (ma che diamine è pur sempre la "prima" e per molti non dico "l'ultima" ma poco ci manca). Di solito ce ne passa di tempo tra il battesimo del fuoco e il ritorno in trincea, che quasi si ridiventa "vergini" nel frattempo. Io credo che quell'aura mitica che assume la first time stia tutto nella lunga attesa che l'ha preceduta e la non meno lunga attesa che la seguirà. Il problema è che si arriva quasi sempre troppo impreparati al catartico evento e l'ansia da prestazione che accompagna questa smodata attesa ci induce a delle magre figure. Magari ci si atteggia a navigati uomini di mondo, con quella gestualità tanto spavalda quanto truffaldina dello sciupafemmine incallito; quando, in realtà, questo portamento fasullo serve solo a fingersi più sicuri di quanto non si sia effettivamente. Solo più tardi, dopo le prime e mal riuscite volte, ci si rende conto del proprio impaccio iniziale e si ripensa quasi da un punto di vista spersonalizzato al proprio se stesso sedicenne, manco si trattasse di un perfetto estraneo. E non credete a quel che vi raccontano i tg: dietro l'apparente e disinibita emancipazione sessuale dell'odierna gioventù, quella goffaggine non è ancora del tutto scomparsa.
Il sesso viene vissuto dalle nuove generazioni come uno dei tanti giochi, per i maschietti quasi paragonabile ad una partitella alla play-station e per le femminucce ad un evento da incorniciare nei propri diari sempre più "piccanti". Ascoltando discorsi di amici, mi è capitato di sentire più di una volta storie tanto inverosimili quanto tutte rigorosamente vere, in cui ragazzine poco più che tredicenni si cimentano in peripezie "orali" tra un coca & rum e l'altro - come se si trattasse delle nuove frontiere dello sport mondiale - e dopo se ne escono con frasi del tipo: "L’ho fatto così per gioco, tanto è una cosa normale, la fanno anche le mie amiche, poi se devo essere sincera nemmeno mi piacevi tu, ma quel tuo amico più belloccio". Recenti fatti di cronaca inducono a pensare che fenomeni simili siano solo la punta di un iceberg, evidentemente molto più grande e incomprensibile di quanto non si possa pensare. Ragazzine americane ultra-viziate e annoiate dalla loro non appagante vita quotidiana, emule dell'eroina del film Juno (e ti pareva che Hollywood non c'entrasse con quest'ennesima bravata), si sono ripromesse di rimanere incinte entro e non oltre il giorno del loro sedicesimo compleanno. A questo punto un dubbio mi sorge spontaneo: chissà quanto ci vorrà prima che qualche ragazzetta made in Italy copi la moda lanciata dalle sue coetanee yankees?! Una voce dentro di me suggerisce "non molto", vista la nostra alta percentuale di riciclaggio della spazzatura mass-mediatica proveniente da Oltreoceano. Per sconfiggere tale lordume, infatti, temo - ahimè - non basteranno tutti gli inceneritori promessi alla popolazione campana...