18.7.08

"La religione in Jean-Jacques Rousseau": nuovo saggio per Marco Apolloni

Questo saggio delinea i tratti di un credente anomalo: Jean-Jacques Rousseau. Il modo rousseauiano di recepire la religione – nella sua dimensione naturale e civile – è sicuramente interessante e attuale. Interessante perché propone una netta separazione tra il messaggio verace della religione cristiana e il suo totale appiattimento in sede vaticana. Attuale perché il dibattito odierno ha riportato all'attenzione di tutti l'importanza di concepire nella maniera più sana ed equilibrata possibile le religioni, sgomberando il campo da tutti quei nocivi fanatismi. Al giorno d'oggi, grazie alle conquiste avutesi con l'Illuminismo – c'è chi ancora si ostina a non riconoscerne gli effettivi benefici –, non ci impressiona più di tanto sentire aspri giudizi su quel fenomeno sempre più temporale e sempre meno spirituale che è la Chiesa di Roma. Ma se si guarda indietro con il pensiero, converremo che occorre ringraziare, oltre che Voltaire, anche il pensatore Ginevrino se oggi possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni in materia religiosa, senza necessariamente venire tacciati di empietà. Rousseau infatti è stato capace di scrostare – come la statua del Glauco marino – tutto l'apparato dottrinario impregnante l'edificio del dogma cristiano, spogliandolo di tutti quei cavilli che ce lo rendono antipatico. Quella di Rousseau è l'esigenza innata e insopprimibile di ciascun credente, ovvero: di chi è in grado di sentire nel più profondo di sé certe vibrazioni superiori e non fare alla maniera degli atei, i quali si coprono le orecchie e fanno finta di non sentire. In definitiva, la più grande scommessa vinta da Rousseau è senza dubbio quella di averci proposto una “religione laica”: non più oppio dei popoli (Marx), ma salvagente al quale aggrapparsi per non finire travolti dalle tempeste della vita...

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Nato nel 1983 a Jesi, in provincia di Ancona, Marco Apolloni vive a Castelfidardo (An). Dopo aver intrapreso cinque anni di studi scientifici, durante i quali è emersa la sua vena umanista, ha conseguito la laurea triennale presso la Facoltà di Filosofia dell’Università “Carlo Bo” di Urbino. Al momento è specializzando in Filosofia della Storia presso l'Università “Vita-Salute San Raffaele”, con sede a Cesano Maderno (Mi). È l'ideatore del blog NoIperborei, un progetto multimediale a cavallo tra filosofia e letteratura che, sin dai primi mesi di vita, ha riscosso un discreto successo. È stato infatti recensito da alcune testate online ed ha visto nascere gemellaggi coi principali siti filosofici e letterari del panorama nazionale. Apolloni ha già pubblicato un saggio intitolato CineFilosofando (Kimerik Edizioni, 2008), dove analizza alcune opere cinematografiche rapportandole a diverse tematiche filosofiche e non solo. L'autore, inoltre, collabora in qualità di consulente letterario e critico cinematografico con la rivista Impegno Sociale, un periodico bimestrale edito da Maes Edizioni, con sede a Milano.

13.7.08

Piccole Juno (2007) crescono

di Marco Apolloni

Dopo i piovaschi della prima ventina di giugno, già temevamo il peggio: un'estate da passare con la spada di Damocle calata in testa, tra un bagno e una tintarella. Ammettiamolo... Ciascuno di noi ha segretamente temuto di dover trascorrere il proprio tempo in spiaggia con gli occhi puntati verso i nuvoloni provenienti dalle Alpi o dall'Appennino. Timore, a quanto pare, infondato. L'estate così a lungo sognata alla fine ci ha degnato della sua presenza. A dire il vero ci ha colti un po' impreparati, con il barometro costantemente fisso tra i 30 e i 35 gradi in tutte le principali città italiane. Così all'improvviso, inaspettata, potente, suadente, l'estate è tornata a far parlare di sé. E con l'arrivo della bella stagione certe passioni sepolte in noi, certe nostre fisiologiche pulsioni, sono tornate a farsi sentire. Con tutta quella mercanzia davanti, come resistere alle mille e più tentazioni della carne - fin troppo "debole" in certi periodi. Del resto l'estate è la stagione ideale per tutti i tipi di accoppiamento, mammi­fero e non. Ce n'è per tutti i gusti. Come canta Max Gazzè, ci risia­mo. È sempre: Il solito sesso...
Ricordo con un pizzico di nostalgia quando - ancora sedicenne e imberbe - fantasticavo su chissà quali conquiste estive, che ad essere sinceri poi nel novantanove per cento dei casi quasi mai si avveravano. Non saprei dire perché, ma certe fantasie appartengono proprio alla stagione estiva, sovrabbondante di stimoli e aspettative. D'estate le scuole chiudono i battenti e non potete capire cosa significhi “darci dentro” con partitelle di calcetto, nottate al luna park o in discoteca. O ancora al chiaror di luna, lasciandosi cullare dall'impercettibile rumore cadenzato delle onde che s'infrangono sulla battigia, tra una serenata e l'altra dedicata alla propria intrigante coetanea, nonostante tu sia ben consapevole in cuor tuo che la lei di turno tanto non ci starà mai e finirà fra le braccia del ragazzo più grande seduto attorno al fuoco, con il ciuffo ribelle e quell'aria da poeta maledetto. L'estate sta ad un sedicenne, di oggi e di ieri, come la fogliolina di basilico sta alla passata di pummarò fresca. In questa stagione la stragrande maggioranza di noi ha consumato la sua fatidica "prima volta", che - c'è da scommetterci - non è mai risultata come la si aspettava (ma che diamine è pur sempre la "prima" e per molti non dico "l'ultima" ma poco ci manca). Di solito ce ne passa di tempo tra il battesimo del fuoco e il ritorno in trincea, che quasi si ridiventa "vergini" nel frattempo. Io credo che quell'aura mitica che assume la first time stia tutto nella lunga attesa che l'ha preceduta e la non meno lunga attesa che la seguirà. Il problema è che si arriva quasi sempre troppo impreparati al catartico evento e l'ansia da prestazione che accompagna questa smodata attesa ci induce a delle magre figure. Magari ci si atteggia a navigati uomini di mondo, con quella gestualità tanto spavalda quanto truffaldina dello sciupafemmine incallito; quando, in realtà, questo portamento fasullo serve solo a fingersi più sicuri di quanto non si sia effettivamente. Solo più tardi, dopo le prime e mal riuscite volte, ci si rende conto del proprio impaccio iniziale e si ripensa quasi da un punto di vista spersonalizzato al proprio se stesso sedicenne, manco si trattasse di un perfetto estraneo. E non credete a quel che vi raccontano i tg: dietro l'apparente e disinibita emancipazione sessuale dell'odierna gioventù, quella goffaggine non è ancora del tutto scomparsa.
Il sesso viene vissuto dalle nuove generazioni come uno dei tanti giochi, per i maschietti quasi paragonabile ad una partitella alla play-station e per le femminucce ad un evento da incorniciare nei propri diari sempre più "piccanti". Ascoltando discorsi di amici, mi è capitato di sentire più di una volta storie tanto inverosimili quanto tutte rigorosamente vere, in cui ragazzine poco più che tredicenni si cimentano in peripezie "orali" tra un coca & rum e l'altro - come se si trattasse delle nuove frontiere dello sport mondiale - e dopo se ne escono con frasi del tipo: "L’ho fatto così per gioco, tanto è una cosa normale, la fanno anche le mie amiche, poi se devo essere sincera nemmeno mi piacevi tu, ma quel tuo amico più belloccio". Recenti fatti di cronaca inducono a pensare che fenomeni simili siano solo la punta di un iceberg, evidentemente molto più grande e incomprensibile di quanto non si possa pensare. Ragazzine americane ultra-viziate e annoiate dalla loro non appagante vita quotidiana, emule dell'eroina del film Juno (e ti pareva che Hollywood non c'entrasse con quest'ennesima bravata), si sono ripromesse di rimanere incinte entro e non oltre il giorno del loro sedicesimo compleanno. A questo punto un dubbio mi sorge spontaneo: chissà quanto ci vorrà prima che qualche ragazzetta made in Italy copi la moda lanciata dalle sue coetanee yankees?! Una voce dentro di me suggerisce "non molto", vista la nostra alta percentuale di riciclaggio della spazzatura mass-mediatica proveniente da Oltreoceano. Per sconfiggere tale lordume, infatti, temo - ahimè - non basteranno tutti gli inceneritori promessi alla popolazione campana...