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2.3.09

Train de vie (1998)

di Marco Apolloni

Forse molti non sapranno che Roberto Benigni per la realizzazione del suo film premio Oscar La vita è bella (1997) si sia ispirato a Radu Mihaileanu e alla sua originale pellicola Train de vie. Il regista rumeno, di origine ebraica, inviò il soggetto del “matto” – protagonista del suo film – a Benigni, il quale non si disse interessato per poi, subito dopo, estrarre dal cilindro il suo capolavoro assoluto. Mihaileanu, mostrandosi fine conoscitore dell'ironia dolce-amara del suo popolo, affronta un tema delicato e al tempo stesso straziante come la Shoah con tocco lieve e il meno possibile pedante o didascalico. Un po' come lo stesso Benigni, solo che lui ci è arrivato prima – pur vedendosi costretto a posporre la realizzazione del suo progetto.
Allietata dalla “zingaresca” colonna di Goran Bregovic, la vicenda si svolge in un piccolo shtetl: villaggio ebreo dell'Est europeo. Nella prima scena vediamo Schlomo, il matto del villaggio, che corre a perdifiato per avvertire i suoi compaesani dell'imminente arrivo dei nazisti. Quando tutti non sanno che fare, all'improvviso Schlomo, sorprendendo tutti, ha un'idea geniale: l'auto-deportazione dell'intero villaggio. Il suo piano consiste nell'acquistare un treno, scegliere quelli fra loro che hanno più dimestichezza con la cultura e la lingua tedesca e, dopo averli travestiti da finti nazisti, sperare di passarla liscia e prendersi gioco dei veri nazisti, tirando dritti con il loro “treno fantasma” fino in Palestina, via Russia. Questo piano apparentemente strampalato, in realtà, risulta essere la loro unica alternativa per sottrarsi ai lager nazisti. Il finale non è affatto scontato.
Ne fuoriesce un film corale, in cui ci s'immedesima con i bizzarri personaggi, tutti azzeccati, i quali in fuga verso la loro Terra Santa danno vita a godibili e rocamboleschi episodi, che coinvolgono e al contempo fanno riflettere nella giusta maniera lo spettatore. Ecco il loro identikit... Schlomo, la cui saggezza è racchiusa in questa sua perla “Forse Dio ha creato l'uomo... ma l'uomo ha sicuramente creato Dio per inventare se stesso”, confessa di aver voluto fare il rabbino del villaggio, ma visto che il posto era già occupato da un altro si è accontentato di fare il matto. Il vero rabbino al contempo, in una scena davvero memorabile, prega il buon Dio d'Israele di salvare donne, bambini e “già che c'è” anche i vecchi – lui compreso. Mordechai è un fabbricante di legname, scelto nel mazzo per fare il comandante nazista suo malgrado, parte per cui tutti lo detestano nonostante lui lo faccia solo per il bene della collettività. Yossi è il “nerd” del villaggio, perennemente attaccato alla sottana della madre, instauratore d'una cellula bolscevica nel treno e fomentatore di una velleitaria rivolta. Esther, la bella di turno, oggetto delle brame di Yossi, è in cerca del grande amore e si concede al figlio di Mordechai – anch'egli bolscevizzatosi strada facendo – cui Esther impartisce un prezioso insegnamento: un paio di zinne valgono tutti i Marx e i Lenin del mondo...
Forse il più bel film sulla Shoah: brillante, leggero e, soprattutto, riflessivo.


Esempio d'umorismo yiddish:

Schmecht (il germanista): Lo yiddish è una parodia del tedesco con dentro l'umorismo...
Mordechai: Ma i tedeschi lo sanno che facciamo la parodia della loro lingua? Non saranno in guerra per questo?
(Articolo tratto dalla Rivista di Arte, Cultura e Società: L'Aperitivo Illustrato, Numero 24, Febbraio 2009)

2 commenti:

Kia ha detto...

Un altro film che ti consiglio di Radu Mihaileanu è "Vai e vivrai". Certo, non altrettanto leggero, ma moooooolto bello!!

K!a

Marco Apolloni ha detto...

Grazie tante, lo vedrò...!