10.10.08

Venerdì 10 Ottobre – Anche i banchieri piangono (e, quel che è peggio, fanno piangere anche noi poveretti!)

di Marco Apolloni

Non so come voi abbiate vissuto quest’ultimo periodo di psico-drammi economici, ma a me è venuto il panico. Anche a causa delle recenti dichiarazioni del nostro – “mi consenta” – Cavaliere nazionale, in cui rassicura – come suo solito – tutti gli italiani, dicendo di non preoccuparsi. Al che io, se prima non mi preoccupavo, dopo la sua dichiarazione ho cominciato a preoccuparmi seriamente. Tutta ‘sta economia sparata in prima pagina mi ha travolto, devastato, frustrato. Anche perché giuro di non capirci un “acca” quando mi si mettono davanti termini come: asset, commercial papers, euribor, hedge found, rating, subprime, stagflazione, indice di patrimonializzazione, deflazione, banca d’affari e via discorrendo. Tutte parolacce, per i non addetti ai lavori come me. Ma visto che si parla sempre di quello, cioè di soldi/denaro/quattrini/cash/liquidità, pure chi come il sottoscritto non ci capisce molto è costretto, dalle contingenze del momento, a sforzarsi di capire. E io, in poche parole, mi sono sforzato – il mio impegno è da apprezzare. Bene o male un’idea me la sono fatta. Della serie: anche i banchieri piangono (e, quel che è peggio, fanno piangere anche noi poveretti!).
Il problema del denaro sta tutto nella sua astrattezza. Un mondo senza denaro è stato il più illustre auspicio di molti filosofi. Ne scelgo due a caso, due estremi, cioè uno di “destra” e un altro di “sinistra”: Oswald Spengler e Karl Marx. Entrambi vagheggiarono ardentemente un mondo senza denaro ed una società a tal punto evoluta da non averne più bisogno. Ah, se solo i sogni dei grandi filosofi potessero avverarsi, se solo questi non fossero talmente utopici… Persino i moderni “santoni” della new age – il cui sincretismo culturale convoglia un po’ tutte le più brillanti intuizioni filosofiche – auspicano il tramonto di un’economia basata sull’artifizio del denaro e la re-introduzione di un’economia più terrestre, basatasi sull’antico baratto insomma: tu dai una mollica di pane a me e io do una crosta di pane a te, per farla breve.
Ad oggi le mie competenze d’economia si limitano ad un esamino da tre crediti dato l’anno scorso, il cui argomento principale – voglio essere sincero – è stato il Faust di Goethe, che con l’economia c’entra quasi come la barriera corallina sulla catena dell’Himalaya… Però, sentendo alcune trasmissioni e leggendo allarmanti titoloni in prima pagina, ho giocoforza dovuto drizzare le mie antenne ricettive. Sempre più opinionisti – il cui numero è in continua impennata – stanno parlando di noi piccoli risparmiatori e dei nostri risparmi affidati ad autentici “masnadieri” del business, i quali s’arricchiscono sull’ignoranza di noialtri. Conosco un paio di tipi del genere, ve li raccomando… Ad alcune persone, a me care, costoro hanno consigliato all’epoca di acquistare titoli governativi argentini poiché avrebbero ottenuto un guadagno quasi garantito – insisto su quel “quasi”, ho imparato a diffidare di chi fa sperpero di simile approssimazione. Poi, come andò a finire, lo sappiamo tutti. Queste persone a causa dei loro cattivi consiglieri, oggi faticano ad arrivare alla fine del mese e si arrabattano tra una bolletta e l’altra da pagare, ma continuano imperterriti ad avere fiducia nel domani.
Fiducia, ecco un termine molto caro agli opinionisti summenzionati, che continuano a rivolgere solenni proclami circa l’indispensabile fiducia dei risparmiatori. Sin da quand’ero piccolo, mi è stato insegnato che la fiducia è una conquista quotidiana, che va meritata: non con le chiacchiere, ma coi fatti. “Fatti, non pugnette!” recita lo slogan di quel comico di Zelig. Ecco qua che io, misero e insignificante risparmiatore, come posso aver fiducia dei miei aguzzini, ossia di chi tenta in tutti i modi – ed in questo almeno c’entra il Faust di Goethe con l’economia – di vendere la mia anima al diavolo del guadagno? La domanda, riconoscerete, quanto meno è lecita. Le poche volte che sono entrato in banca, spintonato da mio padre – che ha la stoffa di un Fugger inside –, ho sempre fatto discorsi chiari coi miei interlocutori: “Intendiamoci, io non voglio guadagnare una lira con voialtri. Mi basta che alla fine dell’anno mi garantiate i miei quattro soldi. Ok?”. Questo perché il mio presupposto è che: sin dal nascita delle prime rudimentali banche – databile intorno al 2000-3000 a.C., ad opera dei Sumeri e Babilonesi – lo scopo delle medesime è sempre stato quello di spillar quattrini ai loro clienti, ovvero concedere prestiti per poi alzare il tiro e ricavarne dei succosi interessi. Ciò detto, secondo me, non ha molto senso: voler speculare con chi fa della speculazione un’arte. Altro che il 5% d’interessi, io sui miei risparmi preferisco lo 0%, ma che almeno mi venga garantito.
Garanzia, ecco un’altra parola che ricorre spesso in questo periodo. Tale parola, va detto, cessa di aver valore se le banche falliscono. Difatti se la tua banca fallisce, amen! Nel senso che: dai un bacio ai tuoi soldi… Persino il nostro habitué Ministro dell’economia ha ammesso che, ora come ora, rispetto alle banche sono più sicure le Poste italiane, il cui capitale sociale per il 70% è in mano al Governo e solo un ridotto 30% veicolato in depositi e prestiti misti. Risultato: un numero crescente di risparmiatori sta commutando i propri conti bancari in conti postali. Come se non bastasse, un altro dato rilevante concerne il trend al ribasso nell’acquisto di auto e moto. E si capisce: ottenere un mutuo agevolato di questi tempi è impresa assai ardua… Vista l’economia schizofrenica dell’ultimo periodo, la perenne instabilità dei mercati, il fantasma del fallimento calato come un falce sopra le banche, c’è solo un rimedio – badate bene, non cura – che ci rimane: quello di smetterla di fregarcene dell’economia, perché il solo modo per non finire in pasto ai “pescecani” del settore è sbalordirli con il nostro bagaglio di conoscenze acquisite. E a chi ci dovesse chiedere, ad esempio, cosa sia un asset, noi d’ora in poi dovremmo rispondere a colpo sicuro: “Termine inglese concernente i beni materiali e immateriali di un’impresa”. Della serie: “Tiè, beccate questa…”. La conoscenza è la sola cura all’ignoranza!


2 commenti:

Francesca ha detto...

Ciao,
Ho letto il tuo Blog su consiglio del mio finzato, tuo ex compagno di scuola. Che dire...scrivi bene, i miei complimenti!
Prima di intraprendere la lettura dei tuoi articoli, avevo pensato di iniziare a riportare su una pagina web le mie idee su argomenti come la Giustizia, la Vulnerabilità, la Democrazia. Ora ho i miei dubbi: ne sarò all'altezza come te??

Sarò lieta di continuare a leggere il tuo Blog!

Anonimo ha detto...

Ti ringrazio, mi fa piacere sentirti dire queste cose. Certamente anche tu devi aprire un tuo blog e, dopo che l'avrai aperto, sarò ben lieto se mi vorrai dare l'indirizzo così potrò leggerti anch'io. Solo per curiosità, chi è il tuo ragazzo? Ad ogni modo, salutamelo dato che ci conosciamo.
Ciao,

Marco Apolloni