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18.4.07

Hedley Bull o dell'idealismo politico

di Marco Apolloni

L'ordine internazionale si poggia sul sistema degli stati. Capostipite di tutti gli stati-nazione è la Francia. L'utopia kantiana della pace perpetua potrà avere compimento solo se si parte dal presupposto che tale sistema scomparirà del tutto. In tal caso si prefigurerebbe un nuovo assetto mondiale non più basato sul sistema – fin troppo rischioso – degli stati.
Il politologo australiano Hedley Bull parla di relazioni tra stati e non tra nazioni, poiché non tutti gli stati sono strutturati come stato-nazione. Nell'ultima parte del suo saggio intitolato La società internazionale, Bull ci illustra alcuni possibili scenari mondiali futuri tra cui: la profonda riorganizzazione del sistema degli stati o addirittura il superamento dello stesso sistema – come già detto –, a cui farebbe seguito l'utopia del disarmo totale. Ciononostante la minaccia incombente della guerra non sarebbe affatto scongiurata, dato che si potrebbe: o ritornare a fare la guerra con armi primitive – com'è già avvenuto in Rwanda con il “machete”, perciò ecco già dimostrato il rapporto causale: elimino le armi, tolgo di mezzo le guerre. Oppure qualcuno potrebbe aderire in un primo momento al patto di disarmo per poi procedere subito dopo al proprio riarmo – la malafede propria della natura umana non può quindi farci dormire sonni tranquilli –, ingenerando così una reazione a catena, che condurrebbe inevitabilmente ad un riarmo complessivo. Per fortuna o per sfortuna – dipende dai casi – si sta andando incontro ad uno scenario che vede sempre più paesi in possesso di armamenti nucleari. Il problema dell'Iran che vorrebbe entrare anch'esso nel “club del nucleare” coinvolge sì in prima battuta la natura fortemente radicale ed estremista del regime interno, quanto però anche la reazione conseguente che susciterebbe in quella regione del mondo. Solo per citarne i due più importanti, potrebbe provocare una corsa generale alla proliferazione del nucleare in paesi come Egitto e Arabia Saudita. Per i motivi sopraelencati uno statista come De Gaulle era molto scettico su quel che concerneva la deterrenza al nucleare, da lui ritenuta solo un “bluff”. All'epoca l'arguto statista francese, in previsione di una possibile e futura invasione sovietica, sosteneva di non fare granché affidamento su un repentino aiuto da parte degli Stati Uniti – che secondo lui si sarebbero frenati a loro volta per paura di possibili rappresaglie sovietiche. È in virtù di tali considerazioni che lui provvide a fornire il suo paese, la Francia, di armi nucleari che avrebbero così scoraggiato a priori qualunque probabile o improbabile futura invasione. Da qui deriva la celebre espressione “il re è nudo”, ad indicare l'inconsistenza di una teoria, come quella summenzionata della deterrenza al nucleare.
Piuttosto, secondo Bull, occorrerebbe favorire lo sviluppo di una ben più sicura omogeneità ideologica a scapito di una pericolosa eterogeneità ideologica. Poiché solo la comunanza degli intenti può funzionare come deterrente per i conflitti. Quest'idea era già presente nel giacobinismo e venne fatta propria dall'imperatore Napoleone, anche se poi decadde con la sua sconfitta. Per poi venire ripresa da Marx, che intendeva usarla per propagare a macchia d'olio il suo “socialismo reale”. D'altronde la creazione dell'Internazionale comunista svolse appunto questa funzione. Marx riprende la “dittatura del proletariato” – come stadio finale della “lotta di classe” – dalla cultura politica dell'antica Roma, per poi far avverare il sogno chimerico di una “società perfetta”. Bull pensa contrariamente all'ideale dell'omogeneità ideologica come a qualcosa di storicamente smentito – si pensi, non a caso, alla brutale fine a cui è andata incontro, inconsapevolmente, l'Unione Sovietica. Dunque l'omogeneità ideologica rivela tutta la propria debolezza. Essa infatti porterebbe ad un Governo mondiale dal quale Kant – il fautore della “pace democratica”, da lui teorizzata nel saggio Per la pace perpetua del 1795 – ci ha detto che non vi sarebbe più alcuna via d'uscita e che invece di essere la “panacea” di tutti i mali, determinerebbe l'instaurazione di una nefanda tirannia mondiale – il peggiore di tutti i mali e non il rimedio. Stesso dicasi per l'eterogeneità ideologica, che invece di assicurare le ragioni di tutti gli stati, al minimo sgarro di uno di essi richiederebbe un'eccessiva dose di coercizione. Quindi qualcosa ci dovrebbe far pensare che entrambe queste soluzioni – omogeneità ed eterogeneità – siano poco affidabili e vadano necessariamente comprovate all'atto della loro concreta realizzazione.

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