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1.3.07

"L’Anticristo - Maledizione del Cristianesimo", di Friedrich Nietzsche, Milano, 2004.

di Marco Apolloni

Secondo Nietzsche il Cristianesimo è il capro espiatorio: la causa prima, nonché ultima, di tutti i mali dell’umanità. Lui deriva la concezione dell’idiotismo di Gesù da Dostoevskij. Mentre da Tolstoj deriva, invece, la concezione dell’anarchismo del Cristianesimo. Nel Cristianesimo paolino la venuta del Regno dei Cieli innescherà la rivalsa degli oppressi ai danni dei loro oppressori privi di scrupoli. Il capovolgimento dei ruoli può venire interpretato oltretutto in chiave marxiana come l’attuazione della tanto agognata lotta di classe, che rovescerà i ruoli girandoli a vantaggio degli svantaggiati – per così dire – e cioè: i poveri diventeranno ricchi (anche s'è presumibilmente implicito si tratti di un diverso tipo di ricchezza da quella materiale), gli infermi diventeranno dei corridori (nel vero senso della parola), i morti risorgeranno dai loro sepolcri (un po’ come la famosa Araba Fenice capace di rigenerarsi dalle proprie ceneri) e via dicendo. Segnando così l’inizio di un mondo sopramondano. Peccato, però, che lo stesso Paolo non ci dica quando ciò avverrà effettivamente, nel frattempo non ci resta che crogiolarci nella snervante attesa e rinviare all’infinito questa eterna promessa mancata, che a quanto pare costituisce il fondamento stesso del Cristianesimo.
In questo senso ha provato a fare qualcosa di concreto soltanto il marxismo, seppur con gli esiti disastrosi dovuti ad un’eccessiva applicazione del socialismo reale, ossia rovesciando un’aristocrazia corrotta per instaurare cosicché una classe dirigente parimenti corrotta. Qui, perciò, si rinnova la spinosa questione della differenza sostanziale che caratterizza e distingue la religione dalla politica, cioè la prima promette a lungo termine; la seconda, diversamente, promette a breve termine. Questa forse è la ragione della maggior persistenza nel corso dei millenni dell’una rispetto all’altra. In pratica, conviene maggiormente non apporre una scadenza precisa alle proprie promesse, onde evitare che esse vengano puntualmente disattese.
Il filosofo classico, secondo Nietzsche, non era altro che un prete un po’ meno troglodita, ma proprio per questo ancor più ipocrita, nonché accidioso e cioè colui che vuoi per ignavia di cuore o vuoi per altro, pur sapendo quale è la via giusta da percorrere, preferisce tuttavia prendere la scorciatoia più conveniente. Nietzsche si sente “inattuale” per i suoi tempi, cioè in pratica a suo modo di vedere i suoi contemporanei non sono ancora pronti a recepire la portata fortemente innovatrice delle sue “dinamitarde” sentenze! L’idealista per lui è pure ipocrita. Questi, difatti, non lascia mai le cose così come stanno, ma vuole sempre rigirarle come più gli conviene.
A conti fatti di lui tutto si può dire tranne che sia stato un nichilista, semmai un’umanista non interamente compreso. Seppur indubbiamente egli è stato un grande studioso del nichilismo, ma solo perché così ebbe almeno modo di riscontrare le crepe dei vecchi valori, che professavano una “morale da eunuchi” come appunto quella cristiana. Al solo fine di operare un vero e proprio capovolgimento dei valori: in nome di una Volontà di Potenza prestabilita, che altresì tende ad affermare e non a negare la vita stessa, ossia ad incrementarla piuttosto che decrementarla. Perciò la religione cristiana viene da lui vista essenzialmente come decadènce. Oltretutto non si può minimamente capire il suo pensiero senza tener conto del marasma interiore che lo sconquassava tutto e caratterizzò nel corso dei suoi giorni il suo temperamento a dir poco focoso. “Solo chi ha un caos dentro di sé può generare una stella danzante” disse nello Zarathustra. Questo in sintesi potrebbe dirsi il motto della sua tribolata esistenza. Il Caos primordiale di cui ciascuno di noi è Figlio e che pertanto ciascuno di noi si porta dentro volente o nolente, è quel che paradossalmente c’induce a ricercare spasmodicamente un ordine superiore improponibile, ma che ci è però indispensabile anche solo per dare una rotta precisa alle nostre utopiche mete!
Il suo maestro indiscusso fu senz’ombra di dubbio Schophenauer, con il quale lui era d’accordo nello squarciare il cosiddetto “velo Maya”, caratterizzante il lato effimero delle nostre illusorie esistenze. La differenza sostanziale tra di loro, però, è da ricercarsi nel fatto che mentre Nietzsche cerca di affermare una volontà positiva e attiva, il suo magister sviluppò invece una volontà negativa e passiva. Per Nietzsche, infatti, quel che ci procura piacere accresce la virtù, liberando di conseguenza tutto il proprio potenziale umano inespresso. La Volontà di Potenza stessa altro non è che “forza plastica”, ovvero espressione di una vitalità incondizionata e disarcionata da ogni impedimento di sorta. Fosse dipeso da lui si sarebbe dovuti far ritorno ai fasti riecheggianti dell’antica e arcadica Grecia, apollinea e dionisiaca, culla della civiltà più luminosa di cui si abbia memoria.
In materia religiosa lui elogia il “codice di Manu” come a significare, che in altre religioni, diversamente da quella cristiana, la figura della donna non è poi vista come artefice del peccato primigenio, bensì ella è idealizzata fortemente fino a venire identificata come portatrice del valore più sacro di tutti, quale appunto quello di ri-creare la vita. Infatti – secondo questo codice, ma anche secondo una certa non trascurabile letteratura gnostica – la donna simboleggia la fusione con la spiritualità divina. Mentre l’uomo, altresì, sarebbe strettamente legato alla sua personale dimensione carnale, dunque anche terrena. A riprova di tutto ciò vi è il “peccatum originale” commesso da Eva, che secondo una certa connotazione positiva potrebbe star precisamente a simboleggiare l’insaziabile curiosità o sete di conoscenza propria della femmina. Questa spinta conoscitiva di Eva, infatti, che vuole venire a parte dei segreti dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, simboleggia proprio la spasmodica tensione propria di ciascuno ad oltrepassare i confini della propria bieca dimensione umana, fino a congiungersi con quella divina, altresì proibita da un Dio-Arconte, presumibilmente inferiore al Dio ineffabile e inesistente, di cui costituisce soltanto una brutta copia, secondo una certa linea di pensiero propria dello Gnosticismo!
Non a caso il nome Eva significa Vita, dunque, da ciò dovrebbe conseguire il binomio tipico donna-vita, ossia la donna è colei da cui viene promanata la vita stessa. In ultima analisi, noi uomini siamo il frutto di una generazione psichica e non pneumatica come il Cristo discinto da Gesù e inteso meramente come Intelletto divino, e perciò: abbiamo passione delle cose e questo significa che abbiamo sofferenza delle stesse. Il nostro problema insormontabile è che troppo spesso ci dimentichiamo di scovare la “scintilla divina” che è in ognuno di noi, pur di rimanere attaccati alle nostre dolorose affezioni legate a questo mondo ingannevole e sfuggevole, vivendo pertanto offuscati dalle nebbie dell’ignoranza, ch’è ignoranza della vera gnosis – dal greco conoscenza!

12 commenti:

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Molti grandi pensatori devono la loro fama essenzialmente ai loro BEI errori!!
In questo Friedrich Nietzsche fu probabilmente il più grande di tutti.
Se mi fosse concesso di trovarmelo davanti adesso gli chiederei questo:cosa ne vuoi capire tu, uomo, della vita di un dio?

Nietzsche, haimè, non ebbe mai quella che può definirsi un attitudine propriamente filosofica... fu uomo fragile, troppo umano. la sua opera, nonostante tutta la sua poesia e la sua bellezza, rivela le spigolosità di una mente semplice, rigida, debole, disperatamente umana... paragonabile neanche tanto a quella di un bambino quanto a quella di un moderno calcolatore elettronico, pronto ad andare in corto circuito appena interrogato su grandezze tendenti all'infinito. la sua incapacità in merito, come di accettare in sè l'esistenza del paradosso - il cristianesimo - contro in quale sbattè inutilmente tutta la vita, queste aspetti si davvero lo rendono incredibilmente inattuale per i suoi tempi: moderno!
pace all'anima sua!

Anonimo ha detto...

Caro scudiero della fede mi sento costretto a richiamarti per quanto hai scritto sopra....
Da laureato in filosofia moderna posso assicurarti che la complessita della forma mentis di nietzche non è assolutamente assimilabile a quella di un calcolatore poiche ad un'attento studio dei suoi capolavori non appare arida e fredda...
Da quanto hai scritto mi sembri un ferreo credente cmq sappi che IL FILOSOFO di cui parliamo non è assolutamente un troglodita pronto a andare "in cortocircuito" alla prima domanda endente all'infinito che gli viene posta,anzi...
Estrema razionalita ed estrema logica trasformate in poesia...semplice ed efficace...logico e pazzo.....queste sono le giuste definiznioni per nietzche mio caro...

Il confine fra genio e follia si misura solo con il successo,rimembralo sempre...

Anonimo ha detto...

Dove sono tutti questi errori???
Nel smontare un falso mito...
L'uomo quando non sa rispondere ad una domanda fa due cose...
1 Ricorre a spiegazioni logiche
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Non le trova??
|
2 Ricorre a falsi miti e forme mistiche...
Il cristianesimo è una di queste

The White Bunny ha detto...

per l'anonimo:
1) che cosa intendi per spiegazioni logiche? l'ingenuo razionalismo materialista illuminista - putroppo ancora molto alla moda, data l'ignoranza che i più hanno degli ultimi due secoli di storia della scienza e del pensiero -, oppure qulcosa di un pò più evoluto?
2) chi ti dice che il cristianesimo sia un mito? questa è una tua relativissima opinione, dato che la fede non è oggetto di conoscenza scientifica nè mai potrà esserlo. ma in quanto opinione non ha argomentazioni più forti dell'oggetto contro cui si scaglia. la scienza stessa, per come è stata intesa per secoli e in particolare tra il '700 e l''800, ma anche oggi per l'appunto, non è forse un mito?
basta per favore con questo settecentesco materialismo cognitivo... aggiornatevi un tantino! leggevi qualcosa in merito alla fisica quantistica, o alla ricerca neuroscientifica contemporanea.

The White Bunny ha detto...

sempre per l'anonimo (non so se sia lo stesso):
santo cielo! ho detto che N. potrebbe essere paragonato ad un bambino o ad un calcolatore, non ad un troglodita! un bambini sono infinitamente più intelligenti di molti adulti e un calcolatore è una macchina utilissima.
cmq devo ammettere che la fama di cui gode N. non me lo ha reso troppo simpatico. lasciando da parte il fatto che non mi fido di un pensatore soltanto per il fatto che sia gettonato, quello che mi rompe è che abbia fama di filosofo quando invece fu essenzialmente un grande poeta che farciva di pensiero, a volte banale, a volte meno, i suoi aforismi. non si può negare che sia stato l'uomo giusto al momento giusto, ma questo anzichè racargli merito, in parte lo diminuisce. Inattuale? ma io direi attualissimo per i suoi tempi! al massimo pioniere! il fatto che diventò pazzo, può solleticare le fragili ed eccitabili menti dei ragazzi, ma per il resto rimane un monito chiaro... l'unica cosa in cui fu grande veramente e senza eccezione fu nel capire quale fosse il suo nemico fondamentale, e il nemico del suo "materialismo spirituale": il cristianesimo.
se vivesse oggi certo avrebbe come nemica anche una sempre più cospicua fetta della scienza, se non altro le neuroscienze e la fisica quantistica.

dan ha detto...

E il superuomo?
Non è per caso un uomo che si viene a creare attraverso un processo che riguarda la sessualità?

Escobar17 ha detto...

Il superuomo, o meglio ancora la Volontà di Potenza, indica piuttosto l'im-potenza di Nietzsche...

Ernesto Lago ha detto...

Un párrafo de El Anticristo sobre los creyentes. (En español.)

Anonimo ha detto...

"...povero piccolo coniglio, non affaticarti troppo, deluse le speranze di un "divino" non ti resta che crogiolarti nella tua stessa ignoranza..."