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31.10.06

Il “cortocircuito” della democrazia

di Marco Apolloni
Vi siete mai domandati come sono distribuite le democrazie nel nostro globo terracqueo? Io ultimamente sì e da studioso di “scienze umane” ho formulato anche una mia personale teoria al riguardo. La democrazia di certi paesi dipende solo ed esclusivamente dalle diverse condizioni climatiche che in essi si possono trovare. A seconda delle latitudini o longitudini un popolo è più o meno predisposto ad un certo tipo di governo. Solitamente nei paesi dove il clima è più esasperante – o fa troppo caldo o fa troppo freddo – il regime di governo meglio consolidato è quello dittatoriale. Difatti in questi paesi la popolazione indigena è assai più preoccupata a resistere a certe “intemperie climatiche” piuttosto che ai loro “intemperanti governanti”. Perciò ecco qua che in questi posti si sviluppa una circoscritta oligarchia, in cui sono solo in pochi a godere di un certo grado di benessere. Mentre il popolo – concetto tanto astratto, quanto difficile da delimitare – viene ripetutamente strumentalizzato e vessato nel peggiore dei modi. La caratteristica principale di ogni sana democrazia è che può “essere partecipata” dall’intera popolazione di un determinato paese. Solitamente essa, per maggior efficacia, è di tipo rappresentativo. Lo strumento democratico per antonomasia – di vitale importanza per il buon funzionamento di qualsiasi sistema politico – è il voto mediante il quale si esprimono le proprie preferenze e si scelgono i propri rappresentanti. Ovviamente l’esercizio di tale strumento resta in ogni caso condizionato da alcuni fattori esterni, ovvero si è costretti a scegliere tra una griglia ristretta di candidati, i quali necessariamente non saranno delle “prime scelte”, però quanto meno saranno scelti in base ad un ampio campione rappresentativo della popolazione.
Prendiamo alcuni esempi più luminosi in cui gli ingranaggi democratici sembrano funzionare alla perfezione, ovvero i paesi nordici e fra questi quello tenuto da tutti in più gran conto: la Svezia. Qui, stranamente, tutti sono abituati a pagare più tasse per avere dei servizi migliori. Il welfare, o “stato sociale”, funziona a meraviglia! Da noi, ad esempio, diversamente le tasse sono viste da tutti come un autentico “spauracchio”. Tant’è che, ogni qual volta andiamo a votare, gli indecisi di turno scelgono quasi sempre il candidato premier che gli promette “meno tasse per tutti”. Poco importa se ciascuno nel proprio piccolo le ri-paghi dieci volte tanto in mille altri modi, tanto il popolino è ben lieto che lo Stato gli abbia abbassato le tasse, anche se magari ha tagliato fondi a: ospedali, asili nido, scuole, università (e chi più ne ha più ne metta). Ciò è dovuto, principalmente, all’ignoranza predominante della gran parte della nostra popolazione. Al contrario di noi, dove i libri vengono visti come “entità astratte” visto il clima ideale, la Svezia detiene invece il primato di “popolo che legge di più al mondo”. Anche dietro a questo dato, le ragioni andrebbero ricercate nel clima nordico, dove le giornate sono più brevi e dunque le ore di tenebra sono maggiori di quelle di luce. Perciò esse ispirano maggiormente lunghe letture in casa, magari riscaldati davanti al proprio crepitante caminetto.
Un altro dato, questa volta ben più allarmante, è che in Finlandia si riscontrano più suicidi che in ogni altro angolo della terra. E questo perché il clima locale incute una certa innegabile depressione. In paesi come il Brasile o Cuba, invece, la gente del posto ha in sé il “gene dell’allegria” e non potrebbe essere altrimenti con un clima come il loro, dove il Sole non dico che splende tutto l’anno ma poco ci manca. Infine nell’Africa cosiddetta “nera”, la popolazione si scanna perennemente in sanguinose guerre fratricide. Lo credo bene… Il loro territorio arido è povero e manca della più inestimabile delle risorse, cioè: l’acqua. E allora mi chiedo, come si può impedire il proliferare di dittature “militari” in un simile contesto, dove non c’è democrazia perché, prima di tutto, non c’è conoscenza: la sola capace di rendere le persone davvero libere. A questo proposito, credo che le nostre evolute democrazie occidentali debbano occuparsi con maggiore serietà e presa di coscienza della drammatica situazione in cui versano i paesi del Terzo Mondo. Dunque io ritengo che essere “terzomondisti” sia per noi una scelta obbligata, anche perché loro fanno figli, mentre noi abbiamo da tempo smesso di farli. Quello che ne conseguirà, con il passare degli anni, sarà che loro diventeranno sempre più numerosi mentre noi, invece, saremo sempre meno. Pertanto presto o tardi c’invaderanno – dato il loro esponenziale aumento. Ecco qui, che persino i più ostinati fra noi si dovranno rendere conto della dura e incontrovertibile “realtà delle cifre”, che temo – prima o poi – finirà per schiacciare la nostra arroganza tutta occidentale! Il Terzo Mondo ci riguarda tutti da vicino, anche perché andando avanti forse esso emigrerà da noi…

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