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26.9.08

Venerdì 26 Settembre - Impronte digitali. Do you remember Goebbels?

di Marco Apolloni

Italia, in un futuro non troppo lontano...

Il suo visino sporco di terra e bruciato dal sole si era rabbuiato, non appena gli avevano dato la notizia, non voleva saperne di farsi accompagnare in Caserma. Voleva giocare con la sua nuova amica, Maia, per cui aveva appena raccolto un ciuffo di margheritine. Ma papà e mamma erano irremovibili: “Niente storie, dobbiamo andare, se no questi ci rimandano a far la fame in Romania”.

***
Erano romeni di etnia rom, suo padre e sua madre, e in linea teorica lo era anche lui. Solo che Florian era nato e cresciuto in Italia, precisamente a Roma: originariamente ribattezzata caput mundi e adesso governata da uno sbiadito esemplare della razza dei Cesari. Da sette anni si erano trasferiti nel Belpaese, che di bello ormai aveva solamente il nome. Tanti anni quanti ne aveva il piccolo Florian, che da quando stava nel pancione materno si era abituato a respirare la frizzante aria romana. Roma di maggio... uno spettacolo! Il cielo era terso quel giorno e il sole ardeva alto in cielo. Fosse stato per lui se ne sarebbe rimasto volentieri al campo, dove tutto sommato non viveva poi così male.
Nonostante la giovanissima età, gli altri bambini avevano già imparato a rispettarlo. Da quella volta che si era preso a calci e pugni con un ragazzino più grande di tre anni, ruzzolando per terra e facendosi valere come combattente nato. D'altronde se sei cresciuto in un campo rom e a tre anni ti mostrano già i primi trucchetti per derubare la gente, portandoti in spalla sui binari della stazione Termini, impari presto che la vita non è tutta rosa e fiori. Impari a cavartela da solo. Ma che ne sanno i bambini italiani, con la loro pancia piena, dei loro coetanei rom meno fortunati che invece devono imparare a farsi valere senza l'ausilio di mamma e papà...
Una volta nella roulotte di un suo cugino Florian vide uno strumento che credeva appartenere al mondo incantato di Narnia, non avendolo mai visto né tanto meno toccato prima in vita sua: era una playstation lucidata a puntino per l'occasione. Quando Florian prese in mano il joystick, le sue dita quasi tremarono al contatto con quei pulsanti scintillanti. Indescrivibile fu l'emozione del suo primo goal a Fifa, il gioco preferito da tutti gli amanti del calcio su console. Lo segnò Del Piero, il suo idolo. Sopra al letto aveva perfino attaccato il poster del giocatore juventino, con la casacca zebrata e i ricciolini svolazzanti dei suoi migliori vent'anni. Quante lattine vuote aveva spiaccicato nel tentativo di provare il famoso goal “alla Del Piero”. Era solito posizionarle su un muretto e poi tentare di colpirle con un pallone sdrucito che aveva trovato, un giorno, per strada. Appena lo aveva visto, senza pensarci neppure un attimo se l'era infilato subito sotto la maglietta portandoselo in roulotte. Era l'oggetto più prezioso che aveva e lo custodiva gelosamente, come fosse il tesoro più ambito dei Caraibi. Ma ora nella gerarchia delle priorità della sua vita, il calcio era passato in secondo piano. In primo si era saldamente ancorata Maia, la ragazzina di nove anni con sangue gitano che viveva anche lei nel campo rom. Due tizzoni ardenti al posto degli occhi, capelli lunghi e lisci color dell'ebano. Florian impazziva ogni volta che se la trovava davanti. I primi tempi non riusciva nemmeno a spiccicar parola quando l'incontrava. Poi un giorno si fece avanti lei, mentre lui era troppo indaffarato a prendere a calci il suo pallone. La loro divenne presto un'amicizia sincera. Un paio di volte andarono a vedere insieme dei films sdolcinati in un piccolo cinema di periferia. Naturalmente il biglietto per loro era omaggio, visto che s'intrufolavano furtivi facendola in barba al gestore troppo concentrato nello strappare i biglietti dei paganti.
Di scuola neanche a parlarne. Sia lei che lui, però, si divertivano a vedervi uscire i loro coetanei romani: li trovavano così buffi con i loro zainetti stracolmi di libri, che pesavano quasi più di loro. Florian e Maia, invece, col cavolo si sognavano di andare a scuola. Per di più avrebbero dovuto fare cinque chilometri a piedi ogni sacrosanta mattina per raggiungere l'istituto scolastico più vicino. A nulla servirono i continui incontri con quelli dei servizi sociali, che per convincerli elargivano caramelle e cioccolatini. A loro non serviva la “carota” dei servizi sociali, né tanto meno il “bastone” delle forze dell'ordine. Bensì occorrevano loro i pulmini promessi da quelli del Comune, bravi a parole ma asini patentati quando si trattava di attuare i loro bei proponimenti. Far fare cinque chilometri a piedi sotto l'acqua e il gelo, in inverno, oppure sotto al caldo e al sole schiacciasassi, in primavera, non serviva da incentivo per la già scarsa smania di studio dei bambini del campo. Con la camicia c'è chi ci nasce e chi no: e questi ultimi difficilmente nel corso della loro vita avranno modo d'indossare ciò che non hanno.

***
“È inutile spingermi, tanto io non vengo” ripeteva il piccolo puntando i piedi con tigna. Papà Victor fu così costretto a fare il suo dovere di capofamiglia, tanto ingiusto quanto spesso ineluttabile: prese energicamente a ceffoni l'amato, ma disubbidiente figlioletto. Dall'espressione sofferente del suo volto sembrava disgustato di quel che aveva appena fatto.
“Basta così” furono le sole parole che riuscì a pronunciare Maria, guardando il marito con sguardo comprensivo. Anche lei, del resto, sapeva bene che il marito aveva fatto ciò che era giusto per loro tre.
Intanto Florian si era accasciato a terra, rannicchiandosi in una posizione fetale. Non aveva la forza di piangere e soprattutto non voleva dar spettacolo, vista la folla che si era assiepata lì attorno per assistere a quella straziante scenata familiare. Nel viso portava i segni impressigli dal volere paterno e in cuor suo non sentiva di dover biasimare suo padre. Anche lui si rendeva conto della necessità di quelle botte. Suo padre, in fondo, aveva agito per il loro bene... Florian alla fine dovette cedere e non oppose più alcuna resistenza quando papà e mamma lo trascinarono di peso nella sgangherata Cinquecento, con la targa pericolante e appiccicata dietro con lo scotch. Al loro arrivo in Caserma furono accolti dall'appuntato Corelli, che fece loro cenno di seguirlo. Li condusse nell'ufficio del comandante in capo, dove papà Victor appose la sua firma quasi stenografata nel punto indicatogli con il dito dal comandante. Dopodiché l'appuntato, senza tanti preamboli, eseguì gli ordini del suo superiore e prese con forza la mano del piccolo, che accennò appena ad una mezza reazione, subito placata da un'occhiataccia del padre. Quei “carambolieri” – come li avevano ribattezzati al campo – non meritavano la soddisfazione di vederlo umiliato. Sicché, dopo l'iniziale reticenza, Florian distese i suoi lineamenti e con un sorrisino enigmatico si lasciò prendere l'impronta delle dita, senza far storie, con dignità. Nonostante il Governo italiano, capace di un simile barbaro provvedimento, avesse in quel modo tentato di strappargliela.

Do you remember Goebbels?

24.9.08

Mercoledì 24 Settembre – Vota Silvia, vota Silvia, vota Silvia!

di Silvia Del Beccaro
A Ballarò questa sera parlavano – strano a dirsi – di stipendi e pensioni. Un binomio che corre come due binari ferroviari. Protendono verso l’infinito, paralleli l’uno all’altro, non toccandosi mai, ma puntando verso un’unica direzione: l’abisso. Purtroppo è vero quel che si dice, non si riesce ad arrivare a fine mese. Ci si inventa di tutto pur di lavorare, si fanno quattro lavori, dormendo 6 ore a notte – a malapena – e cercando di mantenere sempre e comunque una vita sociale. Ma d’altronde non si può avere tutto dalla vita. Come si può tirare avanti quando un lavoro part-time ti offre 500 euro al mese, che aggiunti ai 150 euro che ti guadagni arrabattandoti come “smanettane-tuttofare del pc” diventano 650, che aggiunti alla paghetta mensile che le ripetizioni ti portano diventano 800… E non ho preso un caso limite, ho semplicemente associato il lavoro di un amico a quello di un’altra amica e ho accomunato le loro esperienze a quelle di un’ulteriore conoscenza. Giusto per far capire come sia dura con tre lavori portare a casa uno stipendio normale. Figuriamoci con uno solo di questi “lavori”. La scorsa notte ho avuto una folgorazione. Intorno all’1 ho ripensato alle mie vecchie conoscenze giornalistiche e nessuna di queste – in ambito politico – rispondeva alla figura che stavo cercando nella mia mente: un assessore alle politiche giovanili, di nome e di fatto. Ho ripensato al modo in cui queste persone amministravano l’assessorato del mondo giovanile. Ho ripercorso le loro iniziative, i loro spunti, le loro riflessioni. E più meditavo, seppur nel sonno, più mi convincevo del fatto che nessuno di loro è mai stato in grado di svolgere correttamente il proprio compito ossia tutelare i giovani. L’assessorato alle politiche giovanili dovrebbe essere quello che analizza a 360 gradi l’universo giovanile – lo dice il nome stesso. E invece no. Si pensa a coinvolgere i ragazzini con iniziative culturali, manifestazioni hip hop – che io adoro ma non sono utili seriamente in un contesto come quello odierno. Per questo ho deciso di candidarmi. Voglio diventare assessore alle Politiche Giovanili. Voglio essere il primo assessore a dedicarsi seriamente al problema del lavoro giovanile. Non voglio aspettare che qualcuno, dall’alto degli edifici romani, mi dica cosa è meglio per me. Ho ventisei anni, so io ora cosa è meglio per me e voglio aiutare anche gli altri a dire la loro. Voglio riuscire a fare un primo passo importante verso la non-precarietà. Ci riuscirò, io che ho lavorato per anni come precaria in prima linea, sprovvista di ferie e malattia, tredicesima e quattordicesima solo nei sogni… Certo, forse sono spinta dalla mia delusione personale, ma in fondo c’è sempre bisogno di un motivo per andare avanti e compiere il primo passo. In tutto. Nel mio caso è la stanchezza, la delusione, l’amarezza di fronte alla totale e generale impassibilità dei “giovani assessore alle politiche giovanili” (tutti di età compresa fra i 24 e i 30 anni). Ma soprattutto è la voglia di cambiare le cose. Il mondo si deve rinnovare. E io voglio essere la sua stilista. 

22.9.08

Lunedì 22 Settembre – Sul Ministero della “pubblica distruzione”

di Marco Apolloni

Oggi vorrei parlarvi di una tragedia tutta italiana. Vorrei parlarvi della Scuola italiana. Immagino quello che starete pensando e me ne rattristo. Vi assicuro che non è mia intenzione sparare sulla croce rossa. Come sport non mi è mai piaciuto e, a dire il vero, non vi ho mai aderito. Ma come saprete bene, c’è sempre una prima volta per tutto nella vita. Navigando in rete negli ultimi giorni sono rimasto allibito nel vedere quanti post[1] sono stati sprecati sull’Istituzione più scalcinata che ci ritroviamo in Italia. Un’Istituzione che ha dovuto subire ad ogni cambio di Governo, una nuova invasione barbarica che deliberatamente l’ha saccheggiata privandola della sua anima profonda. Pur essendo politicamente schierato, in materia scolastica non mi faccio problemi a sputare veleno a destra e a manca – anche se più a destra che a manca, ad essere sincero.
Ponete il caso di un pischello come me, che ha conseguito da poco una laurea specialistica in filosofia – materia che già di per sé non ti garantisce il “pane”, men che meno il “companatico” – e che vorrebbe imboccare la via “infernale” – a giudicare dagli eventi degli ultimi giorni – dell’insegnamento nei licei[2]. Tu pischello, incalzato dai tuoi genitori previdenti – che non ne potevano più di sponsorizzare i tuoi studi – e messo in allerta dalle notizie allarmanti che hai letto sui giornali – vedi alla voce SSIS[3] – ti decidi a fare una telefonata sconsolata agli alieni del Ministero. Alieni perché tu provi a chiamarli una, due, tre, quattro, cinque volte e niente. Dall’altra parte della cornetta il telefono squilla a vuoto. Al che tu, visibilmente incazzato, non ne puoi più, vorresti rinunciare ma poi chi li sente i tuoi sponsor… Allora provi e riprovi e… No, non è possibile: c’è vita su Marte! Una ragazza dalla voce umana, incredibile a dirsi, e pure simpatica – chi l’avrebbe mai detto all’interno del Ministero della “pubblica distruzione” – ti aggiorna sullo stato delle cose. Sarà pure simpatica ‘sta tipa, ma quello che ha da dirti ti affossa il morale sotto le suole delle scarpe. Ti senti ripetere un: “Sono spiacente, ma al momento non posso dirle con certezza se e quando la situazione si risolverà. L’unico consiglio che posso darle è controllare periodicamente il sito aggiornato – sì, ha detto proprio la fatidica parola, aggiornato – del nostro Ministero. Quando si saprà qualcosa di più preciso, vedrà che verrà inserito nel sito”. Tu, a questo punto, cerchi di farle compassione e tenti di sollecitarle i buoni sentimenti: tentativo riuscito! T’illudi che forse la simpatia è reciproca e allora lei ti fa: “Ascolti, prima di Aprile-Maggio prossimi la situazione non dovrebbe cambiare. Dovrà attendere quella data per chiedere di venire inserito nella graduatoria della Terza fascia – e che roba è, ti chiedi, ma sorvoli perché pendi dalle sue labbra e vuoi che continui –, in ogni caso potrà sempre tentare di far domanda diretta al singolo dirigente scolastico della singola scuola e non è detto che non le assegnino qualche supplenza”.
In sostanza, ti metti a disposizione dei presidi, confezioni il tuo bel C.V.[4] nella speranza di lasciarli a bocca aperta. E così fai, cominciando da quei presidi che conosci meglio, anche qui nella speranza – quante speranze per un mestiere già disperato in partenza – che siano più propensi degli altri a farsi impressionare dai tuoi titoli. Il più onesto di questi presidi, il tuo ex preside del liceo, ti dice chiaro e tondo: “Vedrò quello che potrò fare, ma non voglio illuderti. Questo Ministro non si sa bene che intenzioni abbia con voi giovani leve. La situazione è questa: le assunzioni sono bloccate più o meno dall’era della pietra, per quest’anno dovremmo ancora attenerci alle graduatorie del Ministero, poi pare, dall’aria che tira, che dall’anno prossimo ciascun Istituto potrà arruolare i propri docenti con un sistema davvero innovativo: a chiamata! Sai cosa significherebbe? Creare nei licei lo stesso e identico sistema clientelare dei Baronati universitari. Sono piuttosto preoccupato, non te lo nego. Se così fosse sarebbe la fine della trasparenza e l’inizio di una meritocrazia particolare, che più che alla bravura di un insegnante mira alle simpatie personali del preside. Bah…”.
Ora lasciamo perdere questo presunto pischello, trattandosi del sottoscritto. Il quesito che mi pongo è: cosa diamine balena in testa alla Ministra Gelmini, che da vera avvocatessa sono sicuro saprà far fronte ai dilemmi di un Ministero - che, in fin dei conti, c’entra con il suo precedente mestiere un po’ come i cavoli a merenda. Mi rimane il sospetto che dietro ai tagli da lei annunciati – oltre alle SSIS, si veda anche quella curiosa riproposizione del “maestro unico” alle elementari – ci sia lo zampino del commercialista più ricco e famoso d’Italia. E chi se non lui, il “nuovo” – anche se suona un po’ come un eufemismo – Ministro dell’economia: Giulio Trimon’ – come direbbero alcuni miei amici pugliesi.
Persino una dittatura come Cuba si è resa conto dell’essenzialità di due Ministeri, uno la Sanità e l’altro la Scuola. Perché: senza il primo verrebbe meno il nostro unico bene assoluto, la Vita, la quale verrebbe penalizzata tanto in termini qualitativi che quantitativi; e senza il secondo invece, che razza di avvenire daremmo ai nostri figli privandoli di quel valore supremo, la Cultura, la quale è la sola che li renderà liberi un giorno – e sappiamo tutti quanto possa valere la libertà per un essere umano…
Beh, Cuba ci è arrivata. Noi no. I cubani si procurano il loro approvvigionamento energetico, scambiando – coi loro alleati strategici – dottori e insegnanti per il petrolio. Noi in Italia, tutt’al più, potremmo scambiare veline e calciatori per avere qualche misero barile di “oro nero”… Un Paese che non fa nessun affidamento sulla Scuola e, di riflesso, sulla Cultura, è un Paese ridotto male ed è quasi “alla frutta”, in un certo senso. Ma come stupirci di tutto ciò, visto che il nostro sempiterno Presidente del Consiglio ha più volte dichiarato in pubblico che sono anni che non legge un libro. Lui che, in fondo, è solo il più grande “magnate” dell’industria editoriale italiana. Dettagli a parte, quel che conta è che mi candido a diventare uno scrittore in un Paese dove non si leggono libri, o dove quelli che leggono libri sono diventati una minoranza tale per cui sono pure meno dei Testimoni di Geova. E come se non bastasse, visto che - come mi ha detto il mio ex preside - non si può vivere di sola “gloria”, per di più s’è “letteraria”, mi accingo ad intraprendere una carriera come insegnante liceale talmente in salita da fare sembrare una passeggiata in lieve pendenza la scalata dell’Everest... Ma io, impavido – più di Mel Gibson nei panni dell’eroe scozzese William Wallace in Braveheart –, voglio crederci lo stesso poiché se una cosa ho appreso nella mia vita è che: se non credi in te stesso è vano sperare che ci creda qualcun altro

[1] Chi non è a conoscenza del significato di questa parola è da ritenersi un indegno lettore di questo post
[2] Lo ammetto, sono un fan sfegatato del professor Keating. Quello dell’Attimo fuggente. Il film, tanto per capirci. Chi non l’avesse visto, per penitenza, è seriamente invitato a rimediare.
[3] Scuole di specializzazione per l’insegnamento, che dopo la chiusura dei concorsi pubblici – anni fa – hanno svolto fino all’altro ieri il ruolo d’inserire, si fa per dire, nuovi precari all’interno delle scuole medie e superiori, però munendoli della famigerata “abilitazione”, senza la quale i dirigenti scolastici – i presidi cioè – non ti si filano neanche di striscio e ti storcono la bocca se gli vai ad elemosinare una pur misera supplenza.

[4] Letteralmente: "Curriculum Stronzate"…

21.9.08

Domenica 21 Settembre - Olimpiadi cinesi ed elezioni americane

di Marco Apolloni

Non so se la “Cina è più vicina” adesso, ma di certo è meno lontana... Cosa ci rimarrà della kermesse olimpica cinese? Forse gli otto ori dell'americano Micheal Phelps, per gli amici Fishman – dopo Batman e Superman consiglio a quelli della Marvel & Comics d'inventarsi anche un fumetto in onore di quest'uomo pesce discendente diretto degli Atlantidi –, che da soli eguagliano le medaglie auree della nostra pur valente Italia. Forse la stoccata decisiva con cui nel fioretto femminile individuale la nostra esperta Valentina Vezzali si è assicurata il suo ennesimo trionfo. Forse le carrellate di medaglie d'oro vinte dagli atleti bionici cinesi – e non ce ne voglia un altro atleta bionico tale Oscar Pistorius. O forse ci rimarrà lo stravagante balletto del giamaicano Usain Bolt, due ori e due rispettivi records del mondo intascati nei 100 e nei 200 metri piani (senza contare l'oro della staffetta maschile sempre nei 100), atleta dalle potenzialità infinite ribattezzato non a caso “il padre del vento”, dopo “il figlio del vento” Carl Lewis. Non so voi, ma a me queste Olimpiadi non sono dispiaciute. 

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un trafiletto apparso sul settimanale “A” (di Anna) dove il direttore del Giornale Mario Giordano, cavalcando l'onda di proteste, ha letteralmente sparato a zero sugli scheletri nell'armadio della Cina – pena di morte, diritti umani violati, annichilimento della cultura tibetana, inquinamento globale, concorrenza economica sleale, eccetera. D'accordo con Lei, egregio direttore, tutte le cose dette sul conto della Cina vanno benissimo e rispecchiano, per la gran parte, il vero. Già da quando i telegiornali a reti unificate - diverse settimane prima dell'inizio dei Giochi - si arrovellavano sul dilemma amletico se far sfilare o meno la nostra delegazione olimpica nella cerimonia d'apertura, mi son sempre chiesto: “Ma che c'entra lo sport con 'sto benedetto Tibet?!”. I tibetani possono pure avere tutte le ragioni del mondo – come le hanno del resto, badate bene – ma una cosa è quello che può fare lo sport e ben altra invece quella che potrebbe – ma che poi non fa quasi mai – la politica. Perciò ho apprezzato con piacere le parole sensate del Presidente del nostro Comitato olimpico Giovanni Petrucci, che ha opportunamente ribadito il concetto e rinfrescato le idee ai più duri di orecchie. Lo sport, oltre ad essere palestra di vita ed usato sin dall'antichità per plasmare l'uomo totale – inestimabile a tal riguardo è il detto latino: mens sana in corpore sano –, non può spingersi oltre la sua sfera di competenza. È pressoché inutile, oltre che inutilmente rischioso, cedergli il testimone in affari ben più grandi, che coinvolgono delicati equilibri geopolitici internazionali. In una parola, lo sport non ha le carte in regola per occuparsi delle gravi questioni di politica estera. Protestare è un diritto-dovere di qualunque uomo o atleta che vuol così facendo dare un segnale inequivocabile. Ma complotti o boicottaggi per rovinare quella che dovrebbe essere la più grande festa sportiva mondiale, qual è un’Olimpiade – nell'antichità addirittura si fermavano le guerre fra gli Stati con il pretesto dei Giochi olimpici –, si sarebbe rivelata una colossale idiozia. Per fortuna alla fine ha prevalso il buon senso, malgrado i soliti “bastian contrari”. Come cantava Freddy Mercury: The show must go on... Tibet o non Tibet. E così è stato, infatti. 

Coi Giochi olimpici di Pechino è oramai andata in archivio anche la nostra Estate, rovente come al solito. E a quanto si legge – un po' in tutte le colonne dei più noti quotidiani nazionali: ancor più “rovente” sarà il prossimo autunno. Il conto alla rovescia sta per partire. Il Governo ha in mente di varare parecchi decreti – c'è addirittura chi annuncia il ritorno della benamata Ici, vecchio “cavallo di battaglia” delle nostre celeberrime campagne elettorali. Nel frattempo si spera che l'Opposizione, dopo il varo dell'esperimento anglosassone del “Governo ombra”, non vari anche “l'Opposizione ombra”, perché più “ombra” di così verrebbe notte... Intanto nel più civilizzato e conservatore Paese del mondo, gli Stati Uniti, sta dilagando la “obamite”, malattia neuro-degenerativa che paralizza tutte le sinapsi “razziste” americane. L'ultima speranza dei Repubblicani è riposta nel senatore “osso duro” John McCain – il miglior salvagente possibile dopo i due mandati del cowboy texano “W” Bush. Per chi non ne conoscesse la storia: ex eroe di guerra pluridecorato, che nelle carceri di “ferro” – in tutti i sensi – del Viet“fottuto”Nam seppe resistere a torture sia fisiche che psicologiche ad opera dei vietcong. I sondaggi sembrano oscillare – come un pendolino impazzito – tra i due candidati. Ma se c'è un consiglio che noi italiani abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e che possiamo dare ai nostri amici “a stelle e strisce” è proprio quello di non fidarsi troppo dei sondaggi. Chiunque sarà il vincitore speriamo sia migliore del suo disastroso predecessore... (Anche se: I support Barack Obama!) 

20.9.08

Sabato 20 Settembre - Lady Trivella

di Marco Apolloni

La signora Sarah Palin, candidata alla Vicepresidenza nel Paese più potente del mondo, da vera irriducibile repubblicana ha le idee ben chiare su come non-risolvere lo stato d'inquinamento del Pianeta. Per sopperire alla crisi energetica – vista l'oramai stabile impennata dei prezzi del petrolio –, in qualità di Governatrice dell'Alaska la Palin si è resa disponibile a trivellare il territorio del proprio amato Stato – fiore all'occhiello oltre che paradiso faunistico degli Stati Uniti d'America – alla ricerca di chissà quale fantomatica Eldorado petrolifera... La ricetta della signora Palin appare chiara: aumentano i consumi? No problem! Ecco servita come portata speciale “'a trivella” – come direbbero a Napoli. Il nostro Pianeta sta per terminare le proprie risorse energetiche naturali? No problem! Lady Trivella Palin si è già infilata la tutina e il caschetto pronta a spremere come un limone il Pianeta da quel fottuto democratico qual è. Madre Natura è democratica, secondo la Palin, lo sapevate? Come se non bastasse la sua vena anti-ecologista, c'è pure dell'altro nella signora Palin. In una storica gaffe, rispondendo alla domanda di una giornalista sull'intervento militare della Russia in Georgia, lei si è detta subito pronta – in caso venisse eletta insieme a John McCain – a dichiarare guerra al nemico “rosso” (anche se di rosso gli ci sono rimaste solo le matrioske).
I venti repubblicani che spirano da oltreoceano non sembrano ben auguranti. Anche se si è trattato di una terribile gaffe – e chissà che non contenga una pur infinitesimale particella di verità...
Intanto gira voce che la crisi georgiana sia stata escogitata ad hoc per favorire un candidato – facile intuire quale – in vista delle prossime elezioni presidenziali americane. Fonti russe affermano di aver trovato all'interno di un commando delle forze speciali georgiane un passaporto molto “sospetto” di un cittadino americano... Magari si tratta del solito bluff, magari no. Quello che persino un neonato potrebbe capire è che se il candidato repubblicano venisse eletto il mondo intero correrebbe il rischio di ripiombare nell'incubo di una nuova, ancor più sottile e psicologica, “guerra fredda”. Scenari del genere mi fanno venire la pelle d'oca. Tanto è inutile, i membri del partito repubblicano – seppur della caratura morale di McCain, il cui eroismo è risaputo – hanno nel loro Dna il vizio di dar la “caccia alle streghe”. La parola “maccartismo”, come anche del resto la parola “armi di distruzione (o distrazione) di massa”, non vi dice niente? Intanto diverse organizzazioni razziste americane, che si rifanno al fantasma dello “Zio Adolfo”, sono sulle tracce – come i segugi dietro all'osso – del candidato democratico, nonché “speranza nera” di milioni di persone nel mondo, Barack Obama: la cui stoffa del Predicatore è impressa in tutti coloro che hanno avuto occasione di assistere alle sue performance oratorie. Nei suoi discorsi mi ricorda incredibilmente il tono gospel del reverendo Martin Luther King...
Alla resa dei conti, ci auguriamo che Obama scampi alla fine cruenta dei Kennedy e vinca le prossime elezioni, ricacciando al mittente l'ondata conservatrice spirante dai gelidi ghiacci dell'Alaska. Per quanto vogliamo fare i distaccati, noialtri europei, ho il timore che dovremmo ancora interessarci a lungo agli affari americani. Almeno finché i nostri Paesi europei non staccheranno le loro lingue appiccicose dal “culo” della super-potenza americana, da quei fini “Americadipendenti” quali sono.
Concludo questo mio primo giorno da blogger con una chicca di Einstein, che una volta interrogato sull'utilizzo di nuove armi in un'ipotetica Terza guerra mondiale rispose pressapoco che non sapeva con quali armi potesse essere combattuta questa guerra ma che – in caso fosse scoppiata – sapeva per certo con quali armi sarebbe stata combattuta la Quarta: con le clave di pietra!

P.S: La Storia è maestra-di-vita o maestra-di-niente? Io sostengo la prima ipotesi, anche se conservo seri dubbi sulla seconda, vista l'incredibile e sempre imprevedibile dose d'idiozia umana...


[1] Una malattia silenziosa e strisciante di nome “uomo”, che lentamente ma inesorabilmente lo sta soffocando, riducendolo ad una poltiglia di piogge acide, buchi dell'ozono, uragani, terremoti/maremoti, eccetera.

19.9.08

Terza tappa di "CineFilosofando": simposio cinefilo.

di Silvia Del Beccaro



Dinamico, espressivo, coinvolgente. In occasione della sua prima conferenza brianzola - dopo le tappe di Civitanova Marche e Castelfidardo - Marco Apolloni ha dimostrato ancora una volta di saper essere una personalità intraprendente e brillante, culturalmente attiva e dalla parlantina sciolta - nonostante i suoi venticinque anni. Incalzato nel corso della conferenza da Giuseppe Girgenti, professore dell'Università "Vita-Salute" San Raffaele, l'autore di "CineFilosofando" ha intrattenuto il pubblico presente con una serie di approfondimenti relativi alle pellicole da lui trattate fra cui "Ghost Dog", "L'ultima tentazione di Cristo", "La Caduta" e "L'appartamento spagnolo". La serata è stata allietata dalla proiezione introduttiva di un breve video esplicativo (che ha riassunto in pochi minuti film e parole-chiave trattati nel libro), nonché da un omaggio donato ai due relatori dalla responsabile della biblioteca cesanese Myriam Colombo, prima organizzatrice della serata.

17.9.08

Presentazione "CineFilosofando" - Marco Apolloni - Cesano Maderno


Comune di Cesano Maderno
Biblioteca Comunale “Vincenzo Pappalettera”

presenta

“CineFilosofando – La vita è come un film”
Presentazione del libro di Marco Apolloni

GIOVEDI 18 SETTEMBRE 2008
Ore 21.00

Sala Pavoni c/o Biblioteca Civica “Vincenzo Pappalettera”
Via Borromeo, 5 - Cesano Maderno (Milano)

Modera: prof. Giuseppe Girgenti dell’Università “Vita-Salute” San Raffaele

***

Giovedì 18 settembre, alle ore 21.00, la “Sala Pavoni” della Biblioteca Civica cesanese di via Borromeo 5 ospiterà la presentazione del libro CineFilosofando (2008, Kimerik Edizioni) di Marco Apolloni. Dopo le affollate presentazioni di Civitanova Marche e Castelfidardo, questa nuova tappa del tour divulgativo del venticinquenne fidardense toccherà dunque Cesano Maderno, la città in cui ha vissuto e studiato negli ultimi due anni e in cui ha conseguito la laurea magistrale/specialistica lo scorso 14 luglio. «Trascorrere questi due intensi anni in Brianza è stata per me un’esperienza significativa, che mi lascerà dentro dei ricordi molto positivi. Soprattutto la gente, con cui ho avuto a che fare, mi si è rivelata quasi sempre disponibile e amicale. Inoltre, a Palazzo Borromeo ho avuto modo di affinare i miei strumenti di studio e di maturare come studioso» dichiara a tal proposito l’autore Apolloni.
La serata prevedrà la partecipazione del professor Giuseppe Girgenti, Ricercatore di Storia della Filosofia Antica presso la sede cesanese dell’Università “Vita-Salute” San Raffaele, che per l’occasione indosserà le vesti di moderatore.
CineFilosofando un saggio anticonvenzionale a cavallo fra cinema e letteratura, che analizza sette pellicole in maniera scorrevole e soprattutto evitando ogni riferimento puramente tecnico. Si tratta infatti di un testo che – a dispetto di quanto possa far intuire il titolo – è accessibile a tutti, in particolar modo a coloro che si ritengono dei veri e propri amanti della cinematografia in senso lato. Attraverso gli occhi di uno spettatore attento e al tempo stesso curioso di scovare sempre nuovi particolari, l’autore Marco Apolloni tenta di recensire le sette pellicole dando una spiegazione umanistica di esse, ricollegando i sette film alle rispettive epoche – dal Medioevo e l’era dei vichinghi all’epoca nazista e all’era odierna – e filosofie di vita – ad esempio, il sacrificio del samurai e il sacrifico messianico per il bene dell’umanità.
I film analizzati sono più o meno noti al grande pubblico e comprendono sia pellicole storiche che recenti realizzazioni. Ghost Dog, Donnie Darko, L’ultima tentazione di Cristo, Il tredicesimo guerriero, Tristano & Isotta, La caduta, L’appartamento spagnolo: sono tutti film conosciuti, per un motivo o per l’altro. Il primo parla di un samurai dei nostri tempi con le movenze di un rapper; il secondo tratta l’avventurosa esperienza dei viaggi nel tempo; il secondo il terzo racconta la storia di un dio che si è fatto uomo ed è morto per lavare i peccati degli uomini; il quarto è ambientato nelle lande brumose del nord in un’epoca buia, il Medioevo; il quinto riguarda una delle storie d’amore più famose, nonché tra le più tormentate di tutti i tempi; il sesto racchiude – per dirlo con Hannah Arendt – la «banalità del male» del Novecento, il nazismo; infine il settimo rappresenta un inno all’europeismo.

4.9.08

Avere ottant'anni oggi: da Fidel alla brillantina

di Silvia Del Beccaro

Si dice che pochi sappiano veramente essere vecchi... Ma in fondo non è poi così vero come aforisma. Fu François de la Rochefoucauld, scrittore e filosofo francese, a forgiare questa celeberrima frase che forse un tempo poteva essere presa per vera ma che oggi perde decisamente di valore. Il francese avrebbe dovuto vivere ai giorni nostri, i moderni anni 2000: in cui i pensionati fanno yoga per mantenere la loro giovinezza interiore, in cui la celeberrima Signora Fletcher continua a risolvere casi investigativi a cui neanche la polizia sa trovare soluzione, in cui governano ancora capi di Stato pluricentenari che dai vertici muovono le pedine più giovani, in cui i più grandi tedofori olimpici superano i sessant’anni di età. Perché in fondo avere ottant’anni oggi non è più così difficile, come una volta. Diversi sono gli antidoti in grado di garantire ad una persona anziana un buon stato di salute e una freschezza mentale tale per cui un ottantenne, oggi, può permettersi molti lussi. Sono decine, infatti, gli ottantenni famosi che possono essere presi a esempio e che mantengono una “bella cera”, per così dire.
Chiedetelo per esempio alla brillantina, la famosa grease che ha dato il nome alla pellicola interpretata da John Travolta (nei panni di Danny Zucco). La brillantina è nata il 16 aprile 1928 nei laboratori della County Chemical Company di Birmingham, in Inghilterra. Prima c'era solo olio di Makassar, una linfa che gli inglesi toglievano dagli alberi in Indonesia per spalmarsela tra i capelli. Poi i nostri nonni - quelli che oggi hanno la stessa età della brillantina, tanto per intenderci - l’hanno utilizzata per imitare i protagonisti dei film muti, quelli in bianco e nero interpretati da Rodolfo Valentino & Co. Insomma, la brillantina non può certo lamentarsi della sua vita trascorsa sino ad oggi. Numerose infatti sono state le conoscenze Vips che ne hanno usufruito, considerandola un immancabile “addobbo”. Humphrey Bogart, Fred Astaire, Elvis Presley e James Dean... La più famosa marca italiana era la celebre brillantina Linetti. Indimenticabile lo spot dell’ispettore Rock, interpretato da Cesare Polacco. Rock era abile nel risolvere i vari casi polizieschi ma ogni volta che il suo assistente lo adulava dicendogli: "Lei è un fenomeno, ispettore: non sbaglia mai", lui rispondeva: "Non è esatto! Anch'io ho commesso un errore: non ho mai usato la brillantina Linetti". E togliendosi il cappello mostrava l'incipiente calvizie.
Anche Fidel Alejandro Castro Ruz ha ottan’tanni (più due, per la precisione, essendo nato il 13 agosto 1926). Figlio di un immigrato spagnolo divenuto proprietario terriero, viene riconosciuto quale leader della rivoluzione cubana contro il regime di Fulgencio Batista. Castro ancora oggi è ai vertici di Cuba anche se ormai il potere vero e proprio è passato nelle mani del fratello. Lo scorso 19 febbraio infatti, dopo esser stato al potere per quasi 50 anni, Fidel ha annunciato il suo ritiro dalle cariche presidenziali lasciando tutti i poteri al fratello Raul Castro Ruz. "Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee", ha dichiarato il lider maximo cubano, facendo intendere che continuerà ad esprimersi tramite gli organi di stampa ufficiali.
Come Castro, così la regina del burlesque Tempest Storm. E' stata spogliarellista e icona sexy degli anni Cinquanta, era conosciuta per “i seni più belli di Hollywood” o per “il davanzale favoloso”. Per un anno è stata fidanzata con Elvis Presley; il re del rock'n'roll infatti è stato suo amante per un anno, ma il suo manager non approvava un flirt con una spogliarellista. Oggi, a 80 anni passati e quattro matrimoni alle spalle, Tempest Storm - al secolo Annie Blanche Banks - si esibisce ancora (come una volta faceva con le colleghe Dixie Evans e Betty Page) sui palcoscenici di Palm Spring, Miami e Las Vegas. Oggi come un tempo Tempest Storm ha la chioma rosso fuoco, collane di strass e tacchi a spillo.
Charlton Heston aveva 84 anni quando, lo scorso aprile, si è spento nella sua casa di Beverly Hills. Heston ha lavorato con i più grandi registi e i migliori attori degli anni d’oro hollywoodiani e rimarrà nella storia per le sue interpretazioni di Ben Hur, El Cid, Il Pianeta delle Scimmie e molti altri film. E’ stato presidente della Screen Actors Guild e dell’American Film Institute.
Altra stella immancabile del cinema, nonché pilastro delle pellicole d’epoca, è l’ottantunenne Gina Lollobrigida, che ha segnato il cinema italiano del dopoguerra con il suo grande talento e la sua fortissima personalità. Trasferitasi a Roma nel 1945, ha iniziato a lavorare a Cinecittà come comparsa ed ha interpretato alcuni fotoromanzi. Nel 1947 ha partecipato al concorso di Miss Italia, classificandosi al terzo posto. Grazie a questa passerella, entra a far parte del mondo del cinema. Nei primi anni '50 compare in tantissimi film, ma nell'immaginario collettivo resta la “bersagliera”, la popolana bella ed intraprendente di Pane, amore e fantasia - pellicola diretta da Luigi Comencini nel 1953. Questa parte le vale una nomination ai British Academy Awards come miglior attrice straniera, aprendole le porte di Hollywood. In Italia è stata nominata Cavaliere della Repubblica e nell'ottobre 1996 Accademica onoraria dell'antica Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.
And last but not least, devo citare tre persone pluriottantenni che tuttavia si mantengono in gran forma: le mie due nonne e mia zia. Reduci dalla seconda guerra mondiale, segnate di mille vicissitudini, tutte e tre affrontano la vita diversamente, ma con serenità. Certo le difficoltà non mancano, ma guardando loro - anche se non gliel’ho mai detto - capisco quanto sia giusto lottare ogni giorno per continuare a vivere. Non è retorica. E’ verità.