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16.9.06

"L'attimo fuggente" (1989)

di Marco Apolloni

Quello che Il giovane Holden è per la letteratura, L'attimo fuggente è per la cinematografia. Con la regia di Peter Weir e la superlativa interpretazione di un Robin Williams in forma smagliante, questa pellicola è diventata un vero cult nel suo genere (highschool movie). Chi di noi studenti non ha sognato di salire sui banchi di scuola, sfidando presidi ottusi, in difesa di professori dall'alto tasso d'umanità come Keating? Oltretutto, questo indimenticabile film ha segnato la liberazione di un'intera generazione di studenti.La storia, apparentemente molto lineare, bene o male la conosciamo tutti... In una rigida scuola ultra-conservatrice, piena di rampolli con genitori ultra-ambiziosi – la Weltham Accademy –, fa la sua spettacolare entrata in scena un professore di lettere fuori da ogni schema precostituito. Il primo giorno di lezione, generando lo stupore dei suoi increduli alunni, questi ordina alla classe di stracciare l’introduzione del loro libro di testo. In queste pagine incriminate, piene di assurdità e farneticazioni di vario genere, viene racchiusa l'essenza fragrante e indeterminata della poesia in una formula riduzionistica e altresì ben determinata.
Dopodiché Keating invita i suoi studenti a seguirlo nei corridoi. Qui lui li fa soffermare, in una scena memorabile, su alcune fotografie raffiguranti dei ragazzi in uniforme, proprio come loro: illustri frequentatori anch’essi in passato di quella rinomata scuola. In maniera recisa, il professor ricorda ai suoi discenti che la maggior parte di quei ragazzi nelle fotografie oramai sono diventati cibo per vermi. Quest'affermazione molto cruda ha però una funzione molto precisa, poiché dopo qualche istante Keating, fingendo una voce fantasmagorica, bisbiglia alle orecchie dei suoi ragazzi quello che poi diventerà il tormentone del film: “Carpe diem...”, ovvero cogliete l'attimo prima che l'attimo colga voi! In sostanza è questo l'insegnamento da lui impartito. Di lezione in lezione, il rivoluzionario professore – che ognuno avrebbe voluto avere come proprio docente, ma che purtroppo esiste solo nell'irrealtà parallela cinematografica – riuscirà a far breccia nei cuori dei propri alunni, iniziandoli alle sette bellezze della poesia e istigando in ognuno di essi la propria sopita “voce interiore”, che secondo il suo insegnamento: più tardi la si cerca e più c'è il rischio di non trovarla affatto! Le sue parole esatte sono: “Cercate nuove vie [...] Cercate la voce nascosta della vostra anima e non fermatevi finché non l’avrete trovata [...] Più tardi comincerete a cercarla e più rischierete di non trovarla”.
Questa benedetta “voce”, che tanto assiduamente va ricercata, altro non è che la propria creatività, ossia quel dono instillatoci dalla Divinità benefica per rendere meno opache le nostre esistenze e in modo da assaporarne appieno quel retrogusto amaro, ma in parte anche dolce. Succhiare il midollo della vita: questo è lo scopo che tenta di perseguire la poesia cantando la quintessenza della vita, fatta sì di splendore ma anche di miseria; eppure, ad ogni modo, sempre degna di essere vissuta. “Oh capitano, mio capitano” con questo verso di una celebre poesia di Walt Whitman – dedicata in morte all'eroico capitano Abramo Lincoln –, gli allievi sono soliti chiamare il professor Keating. Questi, poi, aiuterà a poco a poco a stimolare la fervida immaginazione dei ragazzi, che rifonderanno La setta dei poeti estinti – infatti il titolo originale della pellicola è: Dead poets society –, fondata dallo stesso Keating quand'era anch'egli uno studente di quella scuola; ove ci si riuniva clandestinamente in una caverna, proprio come dei massoni, per leggere ad alta voce le poesie proprie e altrui.
Cosicché essi sprigionarono la forza occulta della letteratura, facendone una cosa viva e non morta, non più fatta unicamente di ristrette convenzioni, ma anche e soprattutto del libero slancio creativo del singolo.
Keating con il suo modo di fare sprizza energia da ogni poro; oltretutto, aiuterà alcuni ragazzi della sua classe a superare i loro limiti; Knox a conquistare la sua bella; Todd a superare la sua timidezza cronica; e, infine, darà la forza necessaria a Neil per disubbidire a un padre che nessuno di noi vorrebbe mai avere, ovvero un padre che vorrebbe modellare il figlio a sua immagine e somiglianza, soffocandone la vena artistica – il figlio, difatti, sogna ardentemente di fare l'attore. Proprio Neil sarà il personaggio catalizzatore per quel che concerne l'epilogo drammatico della vicenda; spalleggiato dal suo professore, decide appunto di recitare nella parte di Puck in Sogno di una notte di mezz'estate, contro il volere paterno. L'incanto si spezza con il padre infuriato che, alla chiusura del sipario, riporta a casa il figlio rassegnato. La sera stessa Neil si toglie la vita con la rivoltella paterna. Naturalmente i decani della scuola trovano il loro “capro espiatorio” nel professor Keating, che viene allontanato dalla scuola per aver inculcato negli studenti idee bizzarre.
Proseguendo si vede Keating ritornare per l'ultima volta nella sua classe, a riprendere le sue cose. Qui ritrova tutti i suoi ragazzi in religioso silenzio. Quando quest'ultimo sta per andarsene, l'ex-timido Todd prende alla sprovvista tutti i suoi compagni e si alza in piedi sul banco, per omaggiare un grande professore ma sopratutto un grand’uomo come Keating, esclamando con la voce rotta dalla commozione: “Oh capitano, mio capitano”.

L’esempio di Todd troverà seguito negli alunni più devoti, commuovendo lo stesso Keating che, a modo suo, si prende la sua personale rivincita. Scena questa non solo epocale, ma – oserei dire – fra le più belle e folgoranti della storia del cinema! L'attimo fuggente, in definitiva, si può dire che abbia dato il via ad un filone sulla “ribellione studentesca”. Altre pellicole, infatti, hanno tentato di eguagliarne l'intensità emotiva – mi riferisco a: Il club degli imperatori, Will Hunting, Mona Lisa Smile –, pur non riuscendovi nell'intento poiché è quasi impossibile ripetere “miracoli filmici” del genere. Per concludere, come non menzionare, a parte la sceneggiatura favolosa – non ha caso con essa il film ha vinto l'Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale della Academy Awards –, una fotografia accurata alla Wim Wenders e una colonna sonora molto appropriata.

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