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24.6.07

La religione vichinga: dèi Asi e dèi Vani

di Marco Apolloni


Una religione guerresca, come quella vichinga, non poteva non avere la sua genesi se non in uno scontro epico tra due fazioni di divinità: gli dèi Asi e i Vani1. Questa guerra si conclude con un'insperata pace. L'accordo prevede uno scambio di ostaggi. Quelli che vengono a vivere ad Asgard, la capitale degli dèi Asi, sono: il padre Njörd, suo figlio Freyr e sua figlia Freyja – divinità queste simboleggianti ciascuna: la fertilità della terra, la vita sessuale e la vita amorosa. Per far pace essi sputano di comune accordo su di un recipiente. Da questo «pegno di pace» viene plasmato un uomo Kvasir, di straordinaria saggezza. Il destino di Kvasir è però segnato: due nani lo uccidono, distribuendo il suo sangue in tre recipienti diversi, in cui vi mescolano del miele formando così «l'idromele di poesia e di saggezza». I due nani poi raccontano agli dèi che Kvasir è soffocato nella propria saggezza, non essendovi stato alcuno capace di esaurirla con le sue domande2. Molti studiosi propendono col ritenere che questa guerra tra gli dèi Asi e Vani sia lo specchio di un analogo conflitto tra due popolazioni umane, laddove i Vani corrispondono ad una stirpe più originaria e pacifica, mentre gli Asi ad una venuta dopo e decisamente più guerresca. Lo studioso di religioni francese Georges Dumézil, invece, non è di questo avviso. Questi frappone ad una tesi storicizzante, che vede nella guerra tra gli dèi Asi e Vani un riflesso di avvenimenti storici realmente accaduti, la sua tesi strutturalista3. Secondo questa, infatti, Asi e Vani sono divinità che presuppongono ciascuna l'altra, poiché sono appunto complementari – ossia gli uomini hanno bisogno di affidarsi sia agli uni che agli altri. Anche se Dumézil stesso non nega una certa veridicità della tesi storicizzante, che riflette davvero un mondo che esisteva già prima degli Indoeuropei – poi divenuti i Germani. Ad ogni modo lui ritiene che persino le popolazioni più antiche necessitassero sia di un tipo di divinità pacifiche che di altre – per così dire – guerrafondaie, a cui rivolgere i loro tributi a seconda dei casi.
Tutte le principali divinità appartenenti al pantheon nordico sono degli Asi: Odino, Thor, Ty, Baldr, Heimdal, Ull. La capitale degli Asi è Asgard, da dove il potente Odino amministra saggiamente il suo potere nella grande magione chiamata Valhalla, con le sue quaranta porte e il trono splendente Hlidskjalf. Il cielo iperuranico degli dèi è separato dal ponte Bifröst – trattasi del tremulo arcobaleno. La terra è circondata dal grande oceano, dimora del serpente di Midgard. Sulla sponda più lontana dell'oceano si trovano le montagne dei titani, Jötunheim, dov'è situata la loro cittadella, Utgard. Negli abissi della terra è celata la landa desolata dei morti, Hel – da cui deriva l'inglese Hell: Inferno. L'equivalente dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, che si trova nelle Genesi, qui lo riconosciamo nell'albero di frassino Yggdrasil. Accanto a Yggdrasil si trovano due fontane: la fontana della saggezza di Mimi e l'altra del destino di Urd. Quattro cervi insidiano le radici di Yggdrasil, che per questo langue e rischia di marcire. Ma le tre Norne: Urd, Vernandi e Skuld – vale a dire le tre dee rispettivamente: del Passato, del Presente e del Futuro – lo innaffiano in continuazione e si prendono cura dei suoi germogli. In un sacrario nei pressi della fontana di Urd si riuniscono gli dèi, Asi e Vani, per il loro consueto thing o assemblea.
Di particolare interesse è la concezione escatologica – cioè della fine dei tempi – propria della religione vichinga. Il paradiso è concepito dai vichinghi come una battaglia senza posa in attesa del giorno finale del giudizio: il Ragnarök, dove si regoleranno tutti i conti lasciati in sospeso fra gli dèi buoni e quelli altresì malvagi. Esso sarà preceduto da «tempo di spada» e «tempo di lupi», in cui verranno compiuti fratricidi e incesti. Dice Brøndsted nel suo saggio I vichinghi:

I galli canteranno nel palazzo di Odino, nello Hel e nelle selve dei sacrifici. Cresceranno orrore e paura. È l'epoca dei mostri giganteschi: il cane infernale Garm abbaierà; il lupo Fenrir, rotte le catene, scorrazzerà libero con le sue fauci che vanno dalla terra al cielo; il serpente di Midgard sferzerà l'oceano facendolo spumeggiare e sputando veleno sulla terra. Il gigante Hrym solcherà i mari con la sua nave Naglfar, costruita con le unghie dei morti; i figli di Muspel vi s'imbarcheranno e partiranno agli ordini di Loki. L'albero Yggdrasil tremerà, il cielo si spaccherà, le rupi crolleranno. In Jötunheim si sentirà un rombo, i nani strilleranno. Odino starà in allarme, Heimdal suonerà il suo corno, il ponte Bifröst crollerà, e il gigante Surt avanzerà vomitando fuoco. [...]4

Segue a questo efficace proemio, la descrizione roboante della battaglia decisiva in cui ciascuna divinità, sia essa benigna che maligna, verrà annientata. Odino verrà sbranato dal lupo famelico Fenrir, che a sua volta troverà la morte per mano di Vidar, che vendicherà così l'uccisione del padre. Thor ucciderà il serpente di Midgard – ma come Beowulf e Buliwyf – morirà a causa del veleno di questi. Ty e il cane infernale Garm si ammazzeranno a vicenda e stessa sorte toccherà a Heimdal e Loki. E così via per gli altri... In conclusione, però, dalle ceneri di questa battaglia risolutiva, rinascerà un nuovo mondo totalmente epurato dal male. L'alba di un nuovo giorno bussa ormai alle porte, una nuova religione senza peccato prenderà il posto della vecchia religione pagana: al martello di Thor si sostituirà la croce di Cristo.

***


1Vi sono anche altre specie di divinità, meno importanti. Tra cui primeggiano: gli Elfi o alfar.
2Dumézil, G., Gli Dèi dei Germani, Adelphi, Milano, 1991, vedi pp. 44-45-46-47-48-49. Kvas era anche il nome di una bevanda in uso presso i popoli slavi, che donava l'ebbrezza. Questo mito germanico presenta una palese analogia con un mito indiano. Come gli Asi e i Vani della mitologia germanica, anche nella mitologia indiana vi è un conflitto originario dello stesso tipo tra gli dèi Indra e quelli Nâsatya. Un'asceta alleato dei Nâsatya fabbrica con la forza della sua ascesi un mostro: «Ebbrezza», Mada, che minaccia d'inghiottire tutto il mondo. Indra, spaventato, subito cede e stipula la pace coi Nâsatya. Per questi ultimi, però, a questo punto si pone il problema di come sbarazzarsi del mostro che non è altro che la personificazione dell'ebbrezza. Sicché l'asceta suo artefice si sbarazza della sua mostruosa creazione, facendolo in quattro pezzi, che vanno poi a distribuirsi nei quattro elementi che da quel momento in poi inebrieranno gli uomini: la bevanda, le donne, il gioco, la caccia. In questa analogia tra i due miti – germanico e nordico – è possibile rintracciare oltre che la diversa accezione – nel primo positiva e nel secondo, invece, negativa – che si dà dell'ebbrezza, anche una comune accezione – per entrambi positiva – di come all'origine dell'iniziale conflitto, seguito poi ad una pronta riconciliazione, tra divinità della fertilità e divinità della guerra vi sia l'esaustivo punto di approdo per un'armoniosa collaborazione delle classi sociali: sia dei coltivatori che dei guerrieri...
3Gli Dèi dei Germani, vedi pp. 28-29-30.
4I vichinghi, cit. pp. 271-272.

39 commenti:

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