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29.6.07

Dico, coppie di nome e di fatto

di Silvia Del Beccaro

“C’è chi dice no... c’è chi dice no!” cantava anni fa Vasco Rossi, senza sapere che qualcuno avrebbe detto “no!” per davvero. La Chiesa e parte del Governo attuale condannano le coppie di fatto, i famigerati Dico – diritti e doveri dei conviventi: coppie unite nel sacro vincolo dell’amore, ma disunite nell’altrettanto sacro vincolo del matrimonio.
Nel corso della lunga battaglia politica, che ha avuto per oggetto i Dico, c’è stato chi ha detto esplicitamente “no”, proprio come aveva previsto Vasco, per una serie di ragioni.
Il vescovo Velasio De Paolis è convinto che esista un gruppo capace di agire nell’ombra e influenzare chi fa le leggi, intenzionato ad attuare una guerra ideologica contro la famiglia, il matrimonio e i valori difesi dalla Chiesa.
Anche papa Ratzinger si è scagliato contro i Dico, ribadendo che matrimonio e famiglia sono il fondamento più intimo della verità per l’uomo. Sulla roccia dell’amore coniugale – fedele e stabile – tra un uomo e una donna, si può edificare una comunità degna dell’essere umano.
C’è dunque chi dice no... Ma per fortuna c’è anche chi dice sì: un sì convinto, fermo, deciso a regalare alle unioni di fatto dei diritti.
Barbara Pollastrini, Ministro delle Pari Opportunità, è convinta che se il Senato facesse naufragare i Dico sarebbe uno spreco per le persone, per i loro diritti, doveri e speranze. Co-autrice – insieme a Rosy Bindi – del disegno di legge sui diritti e i doveri dei conviventi, la Pollastrini è sostenuta anche da Vannino Chiti, Ministro dei Rapporti con il Parlamento, che si augura che un tema così delicato – com’è quello delle unioni civili – possa svilupparsi in un confronto serio ed approfondito, senza elementi pregiudiziali.
Politici a parte, il tema Dico è visto positivamente da tutti coloro che non desiderano o vorrebbero ma non possono – e rappresentano la casistica più numerosa – sposarsi.
Coppie di fatto, unioni civili... Tanti termini per indicare un unico vero concetto: l’amore di due persone. Uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna. Attenzione, però. I Dico non sono una via di fuga per sostenere la causa omosessuale, come molti erroneamente hanno pensato. Si tratta di un’agevolazione per tutte quelle coppie che magari, al momento, non possono permettersi di spendere 3.000 euro per un vestito da sposa, 2.000 euro per uno smoking, 10.000 per un rinfresco e 5.000 euro per le bomboniere. Perché il matrimonio sarà sì un’unione sacra, ma è anche una spesa ingente che molti giovani oggi – tenendo conto dell'universo multiforme del precariato – non possono permettersi.
Non escludo che esistano anche casi in cui la coppia, per principio, non sia intenzionata a sposarsi. Ma si tratta: uno di persone che comunque si amano, forse più di qualche coppia sposata; due di uomini e donne che santificano il concetto di coppia amandosi reciprocamente e onorandosi l’un l’altra.
Approvare i Dico non significherebbe sminuire il matrimonio, tutt’altro; piuttosto equivarrebbe a dare un’opportunità anche ai giovani di poter vivere una vita insieme, godendo di diritti e di doveri, gli uni verso gli altri...

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