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8.6.06

Attraverso la sacra via di Santiago, un pellegrinaggio ai confini del mondo

Approfondimento di Silvia Del Beccaro

Il pellegrino Ermanno Monticelli, 73enne, in più di un’occasione, ha camminato attraverso le antiche vie medievali e i paesaggi inimmaginabili di Francia e Spagna. L’ultima impresa, che lo ha tenuto lontano da casa per ben due mesi, è iniziata a giugno del 2003 e si è conclusa il 29 agosto. Il suo pellegrinaggio aveva come meta principale Santiago de Compostela, ma la sete di conoscenza lo ha spinto verso la costa atlantica, a 100 km più in là, fino a Capo Finisterra.
«È la propaggine più ad ovest del continente europeo» spiega Monticelli. «Era l’ultimo punto di terraferma conosciuto nel mondo antico, prima della scoperta dell’America. Intorno alla fine del 1400 si pensava che la terra finisse lì, dove si trovava lo stretto di Gibilterra, le colonne d’Ercole per i romani. Al di là di quel confine c’era il mare dei mostri, del mistero: la fine di tutto».
Il primo pellegrinaggio risale al 2001. Partito da Saint Jean Pied-de-Port, ha scelto di viaggiare per 800 km fino a Santiago in una maniera alquanto avventurosa, data la scarsità di informazioni da lui reperite prima di partire. Alla fine è rimasto talmente soddisfatto della sua impresa che ha deciso di ripetere l’esperienza l’anno successivo. Questa volta però è partito da una città in cima ai Pirenei, dal passo del Son Port, scegliendo un tratto mai percorso, l’Aragonese, per poi raggiungere Capo Finisterra, per un totale di 1000 km. Nel 2003, poi, ha scelto di rifare lo stesso tratto, aumentando però i km da percorrere. È partito infatti da Le Puy-En-Velay, distante 800 km dai Pirenei. Dai monti, poi, mancano altrettanti chilometri per giungere a Santiago de Compostela sommati ad altri 100 per raggiungere Finisterra.
La scelta della meta si è basata soprattutto sulla curiosità di scoprire tratti nuovi e fare qualcosa di diverso dalle solite escursioni in montagna.
«Sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questa via di Santiago, una delle tre vie sacre della chiesa Cattolica insieme a Gerusalemme e Roma. Ho visto un servizio in televisione su Santiago, ho cominciato a leggere libri e mi sono informato sui pellegrinaggi del Medioevo. Dato che questa è una via che viene battuta da più di 1200 anni e visto che in Spagna il percorso originale è stato conservato, diversamente dall’Italia dove la strada è stata asfaltata, ho voluto fare questa esperienza» dichiara Monticelli.
Il pellegrino racconta che questo viaggio ha avuto un valore simbolico soprattuto la prima volta. Le altre due successive, avendo già conosciuto il percorso, è stato spinto da una motivazione un po’ diversa, ovvero quella di ripetere un’esperienza fantastica che includeva ad esempio il fatto di incontrare gente di ogni tipo, proveniente da tutte le parti del mondo; persone interessanti con le quali instaurare rapporti d’amicizia. Il cammino per Ermanno Monticelli ha un significato particolare.
«Lungo un pellegrinaggio si cammina con i piedi ma anche con lo spirito. Camminando da solo, per ore ed ore, hai molto tempo per riflettere. In quei momenti bisogna pensare a qualcosa; non si può camminare con la mente vuota, altrimenti si rischia il neuro-delirio. A me è successo di percorrere le ultime dieci tappe del percorso da solo. E’ stato un momento abbastanza duro, ma allo stesso tempo molto gratificante».
Se si chiede a un viaggiatore, come Monticelli, se ci sia un posto che gli è rimasto nel cuore tra tutti quelli che ha visitato, lui risponderà certamente: «Tutti e nessuno. Non è possibile fare paragoni. In Francia non conoscevo il tratto che ho percorso quest’anno e mi è piaciuto molto dal punto di vista paesaggistico. Ho potuto ammirare posti bellissimi, magici, come Conques, un piccolo borgo di un centinaio di abitanti, con una grande abbazia, situata in un posto eccezionale in mezzo alle montagne. Ci sono anche zone in Spagna che sono affascinanti senza essere estremamente belle, come la Castiglia: 200 km di altipiano in mezzo a distese di frumento, senza alberi. Un posto spettacolare dal punto di vista dei colori, degli orizzonti, degli spazi e dei panorami magici».
Un viaggio stupefacente, non c’è che dire, che però come tutto ha un rovescio della medaglia: gli inconvenienti. Prima di tutto la fatica. Seguono poi gli eventuali acciacchi che possono venire da questo tipo di prestazione. I piedi sono i primi a soffrire, tra vesciche, distorsioni, infezioni. Possono venire anche tendiniti alle spalle, perchè occorrono giorni prima di abituarsi a portare lo zaino continuamente. Per quanto riguarda altri disagi, si può citare la mancanza di comfort. Per non parlare delle eventuali condizioni atmosferiche sfavorevoli. A volte poi ci si può trovare senza acqua. E questo è il problema più grave perchè si rischia la disidratazione.
Comunque Monticelli non si è fatto scoraggiare da niente, tant’è che sta già progettando il prossimo viaggio che avrà come città di partenza Siviglia. «Tra l’altro il prossimo sarà l’anno compostelano – svela il pellegrino – un anno santo, dedicato alla decapitazione di San Giacomo (Santiago in spagnolo), avvenuta il 25 luglio». Quando questa data cade di domenica l’anno diventa “giubilare”, dunque santo. L’ultima volta risale al ’99.
Questo è un cammino particolare, per le caratteristiche proprie del percorso. Per questo Monticelli, per il prossimo viaggio, sta già pensando di cercare eventuali compagni che si avventurino con lui.
E a chi gli domanda qualche consiglio per intraprendere un viaggio simile al suo, Ermanno Monticelli risponde: «È essenziale viaggiare con persone con le quali si è certamente affiatati. Bisogna essere disponibili a rispettare le esigenze altrui e occorre sapersi adattare alle varie situazioni. Bisogna anche saper camminare da soli, perchè ognuno ha il proprio passo. Ma prima di tutto ci vuole volontà e predisposizione per camminare. Infine bisogna avere la consapevolezza della fatica che ci aspetta».

3 commenti:

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